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Le SS-Polizei in Ossola e nel Verbano (1943 – 1945)

12 settembre 2018

La giornata del 20 giugno 1944, così come l’abbiamo riscostruita ed illustrata in Quarantatré … a Fondotoce …  si concludeva con una festa dal sapore funesto.

A Villa Caramora dalle 20 di sera sino a tarda notte si festeggia.

Il pretesto è il compleanno del Colonnello Comandante delle SS e la sua prossima destinazione sul fronte orientale, in Romania.

Un gran va e vieni, ufficiali tedeschi e italiani, della milizia e dell’esercito repubblichino. Molti i civili e le dame italiane.

Il giudice Liguori dalla cantina ascolta e, quando viene fatto salire, osserva nauseato.[1]

Sulla base della testimonianza del giudice e su quanto si era allora a conoscenza quando, nel giugno 2017, abbiamo presentato alla Casa della Resistenza la graphic novel, non era noto il nome del comandante né si sapeva con precisione quali reparti guidasse.

Un anno dopo, sempre all’interno delle iniziative di commemorazione dell’eccidio di Fondotoce, abbiamo presentato il saggio del ricercatore elvetico Raphael Rues[2] SS-Polizei. Ossola-Lago Maggiore. Rastrellamenti e crimini di guerra edito, in edizione trilingue (italiano, tedesco e inglese), da Insubrica Historica (Minusio, CH)[3]. Saggio che rappresenta un primo contributo all’interno di un lavoro più ampio di ricerca sulle formazioni tedesche e fasciste che operarono nell’allora alto novarese tra il settembre 1943 e l’aprile 1945 e che mette in luce aspetti in gran parte non noti.

Questo primo saggio è dedicato ai reparti delle SS-Polizei (reggimenti 12, 15 e 20) che operarono nel nord-ovest del nostro paese. Innanzitutto va precisato che le SS-Polizei non erano propriamente delle SS militarizzate (le Waffen-SS) quali ad esempio le SS della Leibstandarte SS Adolf Hitler responsabili nel settembre ottobre del ’43 degli eccidi degli ebrei sul Lago Maggiore. Si trattava invece di corpi in gran parte provenienti dalla Polizia germanica che Himmler, in qualità di Comandante della polizia e delle forze di sicurezza – oltreché di Reichsführer delle SS – costituì a partire dall’ottobre 1939. La denominazione originaria era quella di Polizei Regiment “Nord” e i reparti vennero utilizzati inizialmente come forze di sicurezza e polizia nelle retrovie delle aree occupate dalla Wehrmacht. In particolare in Galizia (settembre 1941 – febbraio 1942) si resero responsabili di eccidi di partigiani e civili, ebrei e non (33.000 vittime secondo lo storico tedesco Torsten Schäfer). Furono poi dispiegati sul fronte russo subendo consistenti perdite.

“Forse per onorare le gravi perdite subite sul fronte orientale, Himmler il 24 febbraio cambiò la denominazione di questi reggimenti di Polizia in «SS-Polizei Regiment», benché sottostessero ancora alla Polizia (Ordnungspolizei). Questo mutamento avvenne solamente però sulla carta, poiché le uniformi della SS-Polizei non si fregiarono mai di alcuna insegna delle SS, ma solo della tipica coccarda della Polizia.” [p. 24]

I reparti vennero ricostituiti e trasferiti nella Norvegia occupata, o sud di Oslo, e il 28 agosto del 1943 lasciarono il paese per giungere in Italia l’11 settembre dove vennero utilizzati quali reparti specializzati nelle operazioni anti-partigiane fino alla fine della guerra; Rues elenca ben 50 operazioni militari di rastrellamento effettuate nel nord-ovest. Quelle principali che riguardano l’attuale provincia del Verbano Cusio Ossola sono quelle di Megolo (13 febbraio 1944), il rastrellamento della Val Grande (giugno 1944), la rioccupazione di Cannobio e dell’Ossola (settembre- ottobre 1944) per concludersi con la colonna del capitano Stamm (SS-Pol.Rgt.20) in ritirata verso Novara (24-27 aprile 1945).

Tornando al punto di partenza, quella lugubre sera a Villa Caramora, il contributo di Raphael Rues non solo indica con precisione i reparti impiegati nelle operazioni di rastrellamento e negli eccidi di quel giugno 1944, ma anche nome e trascorsi degli ufficiali a capo delle operazioni. In particolare di quel tenente colonnello, Ernst Weis, che la sera del 20 giugno 1944 festeggiò il suo cinquantesimo compleanno. Lascio la parola a Rues.

“Il SS-Pol.Rgt.15 sparì dall’Ossola dopo il 15 febbraio, impegnato in Piemonte – zona di Asti – e Liguria in grandi rastrellamenti, per tornarvi solo a giugno nell’ambito del rastrellamento della Val Grande, operazione «Köln». L’operazione –secondo le fonti tedesche – comportò l’uccisione di 217 e la cattura di 367 partigiani, oltre a 247 persone trasferite ai campi di lavoro del Reich. Vennero impiegati due Kampfgruppen: il primo al comando di Heinrich Galazky Hartel (Strasburgo 1899 – ?), maggiore della Polizia, comandante del II/SS-Pol.Rgt.15, e il secondo di Eduard Psotta (Hohenbirken 1908 – ?) capitano della Polizia, sostituto comandante del I/SS-Pol.Rgt.15.

Tenente Colonnello Ernst Weis. Foto del 1940, allora con i gradi di maggiore della Polizia.

Il II/SS-Pol.Rgt.15 fu il principale responsabile del rastrellamento della Val Grande: direttamente imputabili sono i decessi di 150 -180 partigiani e civili, i quali furono sommariamente eliminati in più luoghi – Fondotoce, Baveno, Val Grande – il tutto nel lasso di tempo di circa dieci giorni.

Il comando del rastrellamento venne stabilito presso la villa Caramora di Intra, dove Weis festeggiò pomposamente i suoi 50 anni la sera stessa della fucilazione di 43 partigiani a Fondotoce, il 20 giugno.” [p. 34]

 

 

Raphael per i suoi lavori di ricerca è venuto più volte alla Casa della Resistenza a consultare la Biblioteca e il Centro di documentazione; in vista della pubblicazione del suo saggio ci ha chiesto di preparargli una breve prefazione. Vi ho con piacere ottemperato e la riporto di seguito.

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Prefazione

Il testo che viene qui pubblicato in edizione plurilingue rappresenta un primo significativo contributo del ben più ampio lavoro di ricerca storica sulla presenza e l’attività dei reparti militari tedeschi e fascisti nelle aree dell’Ossola e del Verbano nel periodo 1943-45, avviato da Raphael Rues oltre vent’anni fa e ripreso in modo organico negli ultimi due anni. L’interesse dell’autore per questo specifico argomento, al di là agli echi oltre confine delle vicende di quegli anni, nacque dalla lettura, ancora quindicenne e successivamente da universitario, di alcune opere sulla resistenza ossolana. Vi avvertì da subito una carenza e un’imprecisione complessive su presenza e tipologia delle forze impegnate dalla “parte avversa”: di qui un lavoro minuzioso di ricostruzione – a partire dalla storiografia e memorialistica partigiana affiancata dalle più scarse fonti (scritte e orali) di parte fascista e tedesca e dalla consultazione degli archivi elvetici – per individuare le unità presenti sul territorio e poter così intraprendere in modo approfondito la ricerca presso gli archivi militari tedeschi. Un corretto lavoro storiografico a fonti plurime supportato da una consapevole ottica “esterna” che neutralmente non “prende parte”, senza che questo significhi sottacere crimini e responsabilità dei reparti e degli ufficiali coinvolti.

L’argomento specifico di questa prima tranche della ricerca riguarda i reggimenti della SS-Polizei operanti in Ossola e nel Verbano di cui viene ricostruita l’origine nell’arruolamento e militarizzazione di reparti di polizia tedesca, l’attività di controllo e messa in sicurezza delle retrovie dei nuovi territori occupati dalla Wermacht in particolare sul fronte nordorientale, il loro successivo impiego al fronte e la loro “specializzazione” nelle operazioni di anti-guerriglia. Reparti di SS-Polizei di cui si fa più volte cenno nella storiografia partigiana ma senza precisarne le unità e spesso confondendole con le Waffen-SS o con la Feldgendarmerie.

Lavoro di estrema importanza perché non solo copre un vuoto sostanziale di ricerca e conoscenza ma anche permette di conoscere in modo più completo e preciso i principali eventi del conflitto fra resistenza e nazifascismo nelle aree dell’Alto-novarese, dalla battaglia di Megolo, al rastrellamento della Val Grande, alla rioccupazione dell’Ossola nell’ottobre del ’44 sino alla capitolazione della Colonna “Stamm” negli ultimi giorni dell’aprile 1945; permette inoltre di comprendere come la forza d’urto di queste formazioni fosse in grado di compiere “vittoriose” operazioni antiguerriglia ma non di “presidiare il territorio” ad operazioni concluse.

La costruzione di una memoria condivisa da parte delle comunità locali e nazionali è questione complessa e di non facile soluzione dopo le fratture che hanno attraversato il “secolo breve”. Pesa innanzitutto quella che Karl Jaspers ha definito come “questione della colpa” che attraversa le responsabilità individuali come quelle collettive; responsabilità che necessitano sia di una corretta definizione e sanzione giuridica per quelle individuali sia di una convinta capacità di rielaborazione collettiva per le altre. Nel caso specifico, sottolinea l’autore, “nessuna delle rappresaglie tedesche commesse dalla SS-Polizei in zona fu penalmente perseguita”: l’unica procedura avviata fu quella per l’eccidio di Fondotoce, ma archiviata dalla procura militare di Torino in quanto “non è possibile svolgere altre indagini per accertare l’identità degli imputati” (accertamento invece ben “possibile come dimostra questo contributo”) e confluita in quello che il giornalista Franco Giustolisi ha efficacemente definito come “armadio della vergogna” insieme ad  altre 2273 “notizie di reato” commesse dalla forze militari tedesche durante l’occupazione; procedure di fatto secretate per decenni e solo dal 1994 rinvenute e, dove possibile, giuridicamente riaperte.

Occorre d’altra parte sottolineare come, se da un lato militari e ufficiali della SS-Polizei nel dopoguerra furono integrati nei corpi della polizia della Germania federale ottenendo anche riconoscimenti ufficiali, dall’altro lato un lavoro storico e collettivo di “rielaborazione della colpa” è senz’altro proceduto nella Germania unificata. Non esiste ad esempio in Italia nulla di paragonabile alla Topographie des Terrors di Berlino dove, tra l’altro, sul pannello dedicato al nostro paese campeggia la fotografia delle quarantatré vittime di Fondotoce; una topografia del terrore compiuto dall’esercito italiano, in particolare nelle colonie africane e nell’ex Jugoslavia, è da noi ben lungi non solo dall’essere realizzata ma anche solo progettata. E le voci meritevoli di alcuni storici, come quella di Angelo Del Boca, sembrano risuonare nel deserto.

Come Casa della Resistenza di Verbania Fondotoce siamo impegnati in questo lavoro di costruzione di una memoria collettiva a partire dal contributo che la resistenza, locale e non solo, ha dato alla riunificazione del nostro paese e alla elaborazione di una Costituzione Repubblicana in grado di “costituire” il tessuto comune della nostra collettività. Costruzione di una memoria che necessita di operare su più livelli: la raccolta della documentazione e delle altre fonti, i ricordi e la memorialistica dei protagonisti, il raffronto con la storiografia e i suoi sviluppi più recenti per poi restituire, ai visitatori – studenti e adulti – e nelle ricorrenze ufficiali, la sintesi costantemente aggiornata di una memoria viva e sempre più condivisa. Senza il contributo dei ricercatori e degli storici la nostra “mission” sarebbe impossibile; l’importante lavoro di Raphael Rues va a sopperire ad un aspetto fondamentale per la costruzione di una siffatta “memoria viva” e di questo sentitamente lo ringraziamo.

Gianmaria Ottolini

SS-Polizei: retro copertina

[1] Gianmaria Ottolini – Ruggero Zearo, quarantatré … a Fondotoce, 20 giugno 1944, Tararà, Verbania 2017, p. 48.

[2] Raphael Rues (1967) di Minusio (CH). Laureato in storia economica e gestione dei rischi. Responsabile della gestione rischi e qualità presso l’Ufficio federale delle Strade (USTRA) a Berna. Si dedica alla ricerca di storia contemporanea nell’area insubrica e sta realizzando una tesi di Dottorato in Storia Moderna presso la University of Leicester, Inghilterra, sulle formazioni militari tedesche e fasciste che operarono nell’allora alta provincia di Novara fra il settembre 1943 e l’aprile 1945.

[3] Reperibile online presso l’editore Insubrica Historica o direttamente presso la Casa della Resistenza.

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