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Educazione alla morte di Gregor Ziemer

3 novembre 2017

Pubblicato a New York nel 1941, il libro di Ziemer sull’educazione nazista arrivò in traduzione italiana (edita a Londra nel 1944) con le truppe alleate; edizione ripubblicata nel 2006 dall’editore siciliano Città Aperta con una introduzione di Bruno Maida. Esaurita da tempo anche quest’ultima, recentemente è stato ripubblicato dall’editore Castelvecchi (Roma, 2016).

Nel 2006 ne avevo pubblicato una recensione sul n. 2 di Nuova Resistenza Unita che riporto di seguito.

Educazione alla morte. Come si crea un nazista

Il direttore della Scuola Americana di Berlino, Gregor Ziemer, interviene per impedire il linciaggio di un suo allievo di sei anni da parte di giovani hitleriani di una scuola vicina. Siamo nell’inverno del 1939-40, a pochi mesi dall’invasione della Polonia.

“Quell’episodio … m’indusse a prendere una decisione lungamente differita”. Vivendo a Berlino dal 1928 dove, oltre a dirigere la scuola da lui fondata, scrive corrispondenze per testate inglesi e statunitensi, vuole capire dal di dentro “cosa avvenisse nelle scuole e negli altri centri d’educazione nazista”. Con uno stratagemma ottiene dallo stesso ministro dell’istruzione, Bernhard Rust, l’autorizzazione scritta a visitare le istituzioni scolastiche e parascolastiche. Ne nasce un accurato reportage dal titolo Education for Death. The Making of the Nazi, pubblicato nel febbraio del ’41 a New York e seguito da numerose ripubblicazioni, compresa una condensata del Reader’s Digest, anche in altre lingue. Passo dopo passo Ziemer ricostruisce l’itinerario formativo del giovane tedesco volto al suo destino militare e, in capitoli alternati, quello della giovane quale futura prolifica madre di figli per il Führer.

In Italia il testo arrivò nel ’44 con l’esercito alleato, in una traduzione riproposta oggi dalle edizioni Città Aperta, con una bella introduzione di Bruno Maida.

Ad un primo livello di lettura possiamo considerarlo come un esempio significativo di una propaganda di guerra, da parte alleata, efficace e nello stesso tempo seria e ben documentata. Non a caso il testo costituì la base per la sceneggiatura di due produzioni filmiche con chiaro intento di supporto allo sforzo bellico statunitense.

La prima, Hitlers’s Children, dell’emergente regista Edward Dmytry, uscì all’inizio del ’43 e costituì, in modo inaspettato, uno dei maggiori successi di pubblico dei due anni centrali della guerra statunitense. Sul contesto tracciato da Ziemer, il regista inserisce la storia sentimentale e drammatica di due giovani, Karl e Anna; nazista convinto lui, americana e democratica ma con origini tedesche lei, condividono l’amore per la musica e la grande letteratura germanica. Arrestata e destinata alla sterilizzazione forzata non potrà esser salvata da Karl, che, aperti gli occhi sull’orrore del regime, morirà mentre ne compie una denuncia pubblica. La vicenda, vista oggi, può apparire forzata, ma era portatrice, per il pubblico americano di un chiaro messaggio: siamo in guerra non contro il popolo tedesco ma contro un regime che nega le sue stesse origini e la sua cultura.

 

Il secondo, Education for Death [i], è un corto d’animazione (10’) prodotto dalla Disney nello stesso anno. È un caso abbastanza particolare di un utilizzo serio del cartoon, che rimane fedele, sia pur nella sua brevità, al testo originario. Dopo la trasfigurazione ironica della fiaba della Bella addormentata (una grassa Valchiria, la principessa Germania, svegliata e sollevata a forza su un destriero dal principe Hitler) le immagini diventano scure e si narra in quattro sequenze di come il piccolo Hans da bambino delicato e sensibile diverrà “un bravo nazista” che marcia, saluta, brucia i libri e che pensa, vede e dice solo quello che vuole il partito. La terza sequenza ci mostra infatti il piccolo Hans che “si ravvede” dopo esser stato punito dal maestro per essersi commosso per la sorte di un coniglio catturato dalla volpe.

Sequenza che riprende quasi alla lettera un passo di Ziemer dove un vecchio maestro, tramite una poesia (una mosca che cattura un piccolo insetto, divorata a sua volta da un ragno, a sua volta da un passero, da una volpe, da un lupo ecc.) ne insegna la morale: “Questa lotta è … naturale. Senza di essa la vita non potrebbe continuare. Ecco perché il Führer vuol vedere i suoi ragazzi forti, così che possano essere loro gli aggressori e i vincitori e non le vittime”.

 

Il libro di Ziemer permette inoltre un secondo livello di lettura che potrebbe esser effettuato in parallelo con un’analoga testimonianza di Erika Mann.

Questa con La scuola dei barbari. L’educazione della gioventù nel Terzo Reich (La Giuntina, Firenze, 1997), con la sensibilità di una intellettuale tedesca attenta al tema delle differenze (razziali, religiose, culturali, sessuali ecc.) ci mostra, a partire dalla scuola, la progressiva invasione totalitaria del nazismo su ogni aspetto e momento della vita svuotando il privato (la famiglia, il tempo libero ecc.), andando alla radice stessa dei rapporti (es. il figlio dei testimoni di Geova sottratto ai genitori perché non ne assimili le concezioni pacifiste) e distorcendo la base stessa della comunicazione stravolgendo il significato e la connotazione delle parole (ad es. il significato positivo assegnato alla parola “barbaro”). Una descrizione “sincronica” da parte di una connazionale in esilio, dal 1935, per scelta volontaria.

Ziemer, ci offre invece la testimonianza di un educatore democratico americano, uno “straniero” rimasto in Germania fino alla vigilia dell’ingresso degli USA in guerra. Il curricolo educativo nazista, ripercorso diacronicamente, nei suoi principi teorici e nella sua pratica realizzazione, viene mostrato in tutta la sua drammatica efficienza e brutalità. Dalla rigorosa selezione prenatale (le sterilizzazioni forzate per motivi razziali, politici, fisici e psichici) al continuo controllo fin dai primi mesi di vita di una effettiva educazione, da parte delle madri, al culto di Hitler e della razza nella direzione di una uniformità assoluta di un intero popolo. La rigida separazione educativa dei due sessi: le ragazze destinate alla procreazione, anche al di fuori del matrimonio, di giovani ariani; i ragazzi ad un duro addestramento militare che progressivamente svuota e sostituisce ogni contenuto culturale e scientifico. Il paganesimo con il culto del capo che diventa il nuovo Redentore; l’assuefazione alla violenza e all’idea di morte. Il meticoloso inquadramento di ogni fase della vita in organizzazioni pre e para militari con i loro riti iniziatici e il loro progressivo prevalere sulla stessa istituzione scolastica. L’odio e il risentimento contro tutti gli stranieri (quello verso gli americani naturalmente viene particolarmente sottolineato). E non ultimo lo stupore e i dubbi di un educatore di come una scuola, senza più libri di testo ma governata gerarchicamente con rigide direttive e controlli, svuotata di ogni contenuto culturale e scientifico che non sia direttamente finalizzato alle tecnologie utili per la guerra, possa costituire il pericolo più serio per una società dove la scuola è “una scuola democratica per la vita” se quest’ultima non saprà ritrovare in se stessa uno “spirito democratico ringiovanito”.

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[i] Il corto dalla Disney (in lingua originale) è visionabile qui e con parziale sottotitolatura in italiano qui.

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