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A Zurigo un intervento su “Fascismo ieri e oggi”

25 ottobre 2017

Zurigo, la capitale economica della Confederazione elvetica, ospita la comunità italiana più numerosa della Svizzera dopo quella del Canton Ticino. Una comunità, costituitasi nel tempo grazie all’immigrazione operaia, che ha sempre tenute vive, oltre ai rapporti con l’originaria madre patria, le sue combattive tradizioni proletarie. Non a caso qui è stato fondato, già nel 1899, il quotidiano socialista “L’avvenire dei lavoratori”, testata ancora oggi presente in una edizione on line, un osservatorio della politica italiana e d’oltralpe che si distingue per intelligenza e spirito critico e che è possibile ricevere via mail con una semplice richiesta (qui). Ancor oggi è attivo il Ristorante Cooperativo Italiano (Coopi) fondato nel 1905, centro culturale e politico da cui sono passati numerosi esponenti storici del socialismo e dell’antifascismo.

     

Ogni anno a Zurigo il 25 aprile si celebra la Festa della Liberazione, probabilmente la più sentita e partecipata al di fuori dei confini nazionali.

L’intensa vita associativa della comunità italo-zurighese fa riferimento al Comites di Zurigo e sino ai primi mesi di quest’anno aveva come luogo di aggregazione la Casa d’Italia dove aveva anche sede un polo scolastico di lingua italiana; in maniera improvvisa la struttura è stata chiusa per una ristrutturazione prevista per i prossimi tre anni su iniziativa del nostro ministero degli esteri e del consolato italiano nella prospettiva di una sua diversa funzione futura quale vetrina turistica ed economica dell’arte e della produzione italiana. Le scuole italiane ospitate hanno dovuto trovare un’altra sede e le numerose associazioni ospitate non possono più usufruire dei locali e dei servizi della struttura e non pare che, a ristrutturazione completata, lo potranno in futuro. L’operazione ha trovato l’adesione convinta del parlamentare del PD Gianni Farina, eletto nella circoscrizione estera. Non sono però mancate critiche e accuse di scarsa trasparenza per i tempi improvvisi e le prospettive non chiare dell’insieme dell’operazione.

Tra le Associazioni italo-zurighesi attive si distingue il Comitato XXV Aprile, anima dell’antifascismo zurighese e principale organizzatrice della annuale Festa della Liberazione; nonostante sia ora privo di sede il Comitato continua la sua attività e gli incontri di approfondimento e discussione.

Questa associazione ha invitato Giorgio Danini e il sottoscritto, quali esponenti del Consiglio di Amministrazione della Casa della Resistenza di Fondotoce, il 29 settembre scorso a parlare del fascismo con attenzione ai suoi sviluppi dopo la Liberazione e nel mondo attuale.

Sulla base della scaletta e di una selezione di brani preparati per l’occasione, ricostruisco di seguito il mio intervento sviluppandone anche alcuni punti che, per ragioni di tempo, avevo appena accennato.

 

 

 

Fascismo ieri e oggi

 

Presentazione

Un certo numero di voi conosce la Casa della Resistenza per averla visitata due anni fa ed è a seguito di quell’incontro che ci troviamo qui oggi. Vittorio Beltrami, nostro precedente presidente e a suo tempo promotore, quale Presidente della Giunta Piemontese, della legge regionale istitutiva, amava definirla “la più grande Casa della Resistenza dell’Europa”. La Casa e il “Parco della Memoria della Pace” con il lungo muro che ricorda i nomi dei 1300 caduti partigiani nelle province di Novara e del Verbano Cusio Ossola, trova la sua ragione fondativa in eventi storici di eccezionale rilievo: in particolare la prima strage di ebrei avvenuta in Italia coinvolgente almeno nove località prospicenti il Lago Maggiore, il grande rastrellamento della Val Grande, la più massiccia e cruenta operazione antipartigiana di tutto il nord-ovest italiano, l’esperienza della cosiddetta “Repubblica dell’Ossola” che ha saputo anticipare ordinamenti e ispirazioni dell’Italia repubblicana fondata sulla Costituzione, e infine il ruolo attivo che le formazioni del territorio hanno avuto, dopo la sua liberazione il 24 aprile, nella liberazione successiva delle province lombarde limitrofe e di Milano.

La Casa della Resistenza di Verbania e la vostra associazione qui a Zurigo: oltre al legame comune dell’antifascismo che ci unisce e dell’occasione che ha dato vita a questo incontro, voglio ricordare altri due significativi punti di condivisione. Il Comitato XXV Aprile aderisce alla FIAP, la Federazione delle Associazioni Partigiane Italiane che aveva a Milano una sua importante biblioteca; per iniziativa di Aldo Aniasi, il partigiano socialista “Iso”, comandante delle formazioni garibaldine dell’Ossola, tale fondo librario e documentale, vista l’indisponibilità dei locali che prima l’ospitavano, è stato devoluto nel 2000 alla nostra associazione che ha dato vita alla Biblioteca Aldo Aniasi che attualmente detiene circa 17mila opere sulla storia della Resistenza italiana ed Europea e più in generale sulla storia del ‘900.

Vorrei infine ricordare che Viva Babeuf!, il romanzo partigiano di Gino Vermicelli sulla resistenza dell’Ossola, una delle più belle opere narrative sulla resistenza italiana, è stato tradotto e pubblicato in tedesco nel 1990 proprio qui a Zurigo dall’editore Rotpunktverlag, con il titolo Die unsichtbaren Dörfer.

E veniamo all’argomento di questa sera.

 

Il fascismo come metodo

Partirei, in accordo con Giorgio Danini, con un breve testo che la scrittrice e polemista sarda Michela Murgia ha postato su facebook poco più di un mese fa e che ha avuto una notevole diffusione online: Piccolo discorso sul fascismo che noi siamo dove tra l’altro afferma:

“A te che hai vent’anni e mi chiedi cos’è il fascismo, vorrei non doverti rispondere. Vorrei che nel 2017 la risposta a questa domanda la sapessimo già tutti … È quindi colpa mia se me lo chiedi.

Colpa del fatto che non ti ho detto che il fascismo non è il contrario del comunismo, ma della democrazia. Dovevo dirtelo prima che il fascismo non è un’ideologia, ma un metodo che può applicarsi a qualunque ideologia, nessuna esclusa, e cambiarne dall’interno la natura. … Dire che il fascismo è un’opinione politica è come dire che la mafia è un’opinione politica; invece, proprio come la mafia, il fascismo non è di destra né di sinistra: il suo obiettivo è la sostituzione stessa dello stato democratico ed è la ragione per cui ogni stato democratico dovrebbe combatterli entrambi – mafia e fascismo – senza alcun cedimento. Tu sei vittima dell’equivoco che identifica il fascismo con una destra ed è un equivoco facile, perché il fascismo è la modalità che meglio si adatta alla visione di mondo di molta della destra che agisce in Italia oggi. …

Può esserti utile sapere come riconosco io il fascismo quando lo incontro: ogni volta che in nome della meta non si può discutere la direzione, in nome della direzione non si può discutere la forza e in nome della forza non si può discutere la volontà, lì c’è un fascismo in azione. In democrazia il cosa ottieni non vale mai più del come lo hai ottenuto e il perché di una scelta non deve mai farti dimenticare del per chi la stai compiendo. Se i rapporti si invertono qualunque soggetto collettivo diventa un fascismo, persino il partito di sinistra, il gruppo parrocchiale e il circolo della bocciofila. “

Il fascismo oggi (nel 2017) come metodo antidemocratico. In questa attualizzazione c’è un aspetto importante: il fascismo come rifiuto delle regole e della democrazia, l’esaltazione della forza e pertanto della violenza: ogni mezzo è lecito pur di raggiungere la meta prefissata. La critica della “mediocrità democratica”; l’esaltazione dell’azione, dell’eroismo, l’icona del “guerriero” contro quella del “mercante”. Questi temi erano già presenti in Georges Sorel e nel Sindacalismo rivoluzionario e saranno ripresi da autori “radicali” non solo fascisti. Critica della democrazia che in Mussolini si esprimeva nella formula dispregiativa della “democrazia dei numeri”:

Lo Stato non è un numero, come somma di individui formanti la maggioranza di un popolo. E perciò il Fascismo è contro la democrazia che ragguaglia il popolo al maggior numero, abbassandolo al livello dei più; ma è la forma più schietta di democrazia se il popolo è concepito, come deve essere, qualitativamente e non quantitativamente.” (Dottrina del fascismo).

La Murgia sottolinea pertanto un aspetto importante che spiega implicitamente anche perché contro il fascismo (e il nazismo) c’è stata storicamente (e anche oggi bisogna perseguire) una unità democratica (dalla sinistra alla destra). Non convince invece laddove afferma che il fascismo di oggi (e vale anche per quello di ieri?) non è né di destra né di sinistra. In sostanza una messa tra parentesi della dimensione storica che rischia, al di là delle intenzioni dell’autrice, di banalizzare il fascismo (il gruppo parrocchiale e la bocciofila?) mettendone tra parentesi i contenuti e le finalità

Non dimenticando fra l’altro che uno fra i motivi ricorrenti delle nuove destre radicali (neofasciste e neonaziste) è proprio quello del superamento della dicotomia fra destra e sinistra.

 

Sinistra e destra

Conviene allora riprendere il significato di destra e di sinistra non tanto quale collocazione lineare – spaziale delle forze politiche, ma nei contenuti caratterizzanti e nei valori di riferimento che i due concetti esprimono. Mi richiamo in particolare alla posizione di Norberto Bobbio che considera insuperabile la dicotomia e prioritaria rispetto al metodo.

Nella contrapposizione fra estremismo e moderatismo viene in questione soprattutto il metodo, nell’antitesi fra destra e sinistra vengono in questione soprattutto i valori. Il contrasto rispetto ai valori è più forte che quello rispetto al metodo”. (Norberto Bobbio, Destra e sinistra, Donzelli 1994, p. 33)

L’antitesi nel linguaggio politico entrò in uso ai tempi della Rivoluzione francese: durante la Costituente i favorevoli al diritto di veto incondizionato del Re sedevano a destra, i contrari a sinistra. Nella “topografia politica” questa dicotomia venne a sostituire quella precedente di “alto e basso” dove destra subentrò all’alto (il potere tradizionale) e sinistra al basso (i molti senza potere).  Molti studiosi ritengono che questo modo di rappresentare la dislocazione delle forze politiche non sia casuale ma fondata su tradizioni e archetipi profondi (es. quello religioso: “sedere alla destra del padre”; l’uso di “destro” “dritta”, “droit”, “right” per indicare la giusta diritta direzione, ma anche ordine, chiarezza).  All’opposto “sinistra” connota disordine, confusione, minaccia.

Anche ricerche sociologiche svolte in più paesi indicano come la divisione sia percepita come fondamentale[1] nonostante la molteplicità voci che affermano “sia superata dai tempi”. Possiamo rappresentare questa dicotomia in una tabella di confronto fra i rispettivi valori e contenuti caratteristici[2]:

 

Carattere fondante Sinistra: Eguaglianza Destra: Gerarchia
 

Altre caratteristiche

Classi disagiate Classi agiate
Libero pensiero Religiosità
Discontinuità Continuità
Emancipazione Difesa della tradizione
Cosmopolitismo Nazionalismo
Pacifismo Militarismo
Logos (razionalità) Mito e richiami irrazionali
Pensatori di riferimento Rousseau: eguaglianza originaria dello Stato di natura che società e proprietà hanno corrotto Nietzsche: diseguaglianza originaria che società e cristianesimo stravolgono con eguaglianza fittizia

 

Va inoltre sottolineato come la dicotomia libertà/autoritarismo (come già ricordava Bobbio) non coincida con la dicotomia sinistra/destra: vi sono infatti destre democratiche come sinistre autoritarie e, naturalmente, viceversa.

Va allo stesso modo ricordato come vi siano ulteriori dimensioni della politica[3] che non coincidono con la polarità sinistra/destra e che la attraversano:

  • individualità contrapposta a comunità[4]: vi è un individualismo di destra spesso coniugato al neoliberismo e uno radicale di sinistra promotore dei diritti delle differenze, così come il concetto di comunità può caratterizzarsi come chiusura identitaria basata su “sangue e suolo” come su uno spazio di condivisa ed egualitaria ricerca del bene comune;
  • le attività economiche umane contrapposte alla difesa dell’ambiente: vi è infatti un ambientalismo di destra come di sinistra e sull’altro lato la difesa, spesso ad oltranza, del “progresso economico” può incontrare fautori su entrambi i lati dello schieramento politico.
  • centralismo dello Stato contrapposto all’autonomismo dei territori: antitesi che ha attraversato anche la Resistenza dove a fianco del centralismo prevalente della Liberazione Nazionale si è anche affiancato l’autonomismo federalistico elaborato dalla Carta di Chivasso; per venire ai nostri tempi dove un movimento autonomistico (e inizialmente anche separatista) come la Lega Nord sia chiaramente di destra[5], mentre dall’altro lato l’autonomismo e separatismo repubblicano catalano abbia una prevalenza di sinistra cui si contrappongono, oltre alla destra istituzionale di Mariano Rajoy, i movimenti esplicitamente nazionalisti e fascisti come gli eredi del falangismo franchista al cui fianco si sono schierati analoghi movimenti italiani.

 

Il fascismo come contenuto

La tesi che maggiormente mi convince è quella, d’altronde largamente condivisa, che definisce il fascismo (sia vecchio che nuovo) come un movimento politico antidemocratico di destra, con alcune differenze fra quello storico e quello/i odierno/i legate al mutamento di contesto storico culturale.

Il fascismo delle origini (il fascismo come movimento secondo la terminologia di De Felice) aveva caratterizzazioni che non erano tutte “di destra”; questo non solo per le origini socialiste di Mussolini e per la confluenza dei soreliani ma anche per motivi di “proselitismo” (ad es. i fasci che richiamano, oltre al littorio romano, una importante tradizione di lotta popolare presente in Sicilia ma con risonanze nazionali) e per il fatto di porsi come rottura rivoluzionaria contro l’assetto liberale per istituire appunto un “nuovo ordine”. Anche il nazismo che si autodefiniva appunto “nazional-socialismo” e poneva la svastica della simbologia solare precristiana sulla bandiera rossa ha percorso una analoga traiettoria. Ma il fascismo (e così il nazismo) assunto al potere si caratterizza senz’altro come regime autoritario di destra (conservatorismo, tradizionalismo, nazionalismo, militarismo ecc.).

Non penso di soffermarmi sulla questione che penso sia largamente notoria. Ricordo solo alcuni temi, miti e caratterizzazioni che in buona parte ritroveremo nel fascismo successivo. Il rifiuto della analisi sociale (le classi) e la concezione “organicistica” e corporativa (Carta del Lavoro[6] del 1927); centralità dello Stato (Tutto nello Stato, niente fuori dello Stato, nulla contro lo Stato affermava Mussolini); esaltazione della violenza e della “bella morte” con relativa iconografia (teschi, camicia nera, pugnali…); il partito concepito come milizia e la Casa del fascio come luogo sacro dove celebrare i riti e i martiri fascisti; subordinazione e netta differenziazione di ruolo della donna; il popolo e la nazione come omogeneità sottoposta al “capo”; mito della romanità, della “razza italiana” e della sua missione (imperiale) nel mondo e pertanto razzismo contro i “popoli inferiori”; il rifiuto delle diversità (religiose, sessuali, linguistiche ecc.) e l’individuazione di nemici interni (non solo politici) quali capri espiatori da perseguitare: la legislazione razziale del 1938 non fu pertanto un fulmine a ciel sereno emanata solo per compiacere l’alleato nazista[7] ma esito da tempo preparato; infine, quale sorta di principio trasversale a quanto sopra sottolineato, la netta priorità dell’azione sul pensiero.

Molti di questi caratteri verranno amplificati durante il periodo di Salò (il fascismo repubblicano) dentro un richiamo al “fascismo sociale” delle origini, il rilancio dei sindacati fascisti e della concezione corporativa e il ruolo distinto e prioritario del partito (unico) fascista rispetto allo Stato[8], con i 18 punti della Carta di Verona del 14.11.1943).

Ne richiamo alcuni[9]:

5. – L’organizzazione a cui compete l’educazione del popolo ai problemi politici è unica. Nel Partito, ordine di combattenti e di credenti, deve realizzarsi un organismo di assoluta purezza politica, degno di essere il custode dell’Idea Rivoluzionaria. La sua tessera non è richiesta per alcun impiego o incarico.
6. – La religione della Repubblica è la cattolica apostolica romana. Ogni altro culto che non contrasti alle leggi è rispettato.
7. – Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica. …

16. – Il lavoratore è iscritto d’autorità nel Sindacato di categoria senza che ciò impedisca di trasferirsi in altro Sindacato, quando ne abbia i requisiti. I Sindacati convergono in un’unica Confederazione che comprende tutti i lavoratori, i tecnici, i professionisti, con esclusione dei proprietari che non siano dirigenti o tecnici. Essa si denomina Confederazione generale del lavoro, della tecnica e delle arti. …

 

Cosa è cambiato nel dopoguerra

Analizzando il fascismo post bellico dobbiamo considerare due percorsi paralleli: quello dei partiti che hanno continuato in modo ufficiale e pubblico la sua eredità a partire dal Movimento Sociale con le formazioni politiche successive e dall’altra la galassia dei movimenti fascisti e neofascisti in gran parte esterni a quelle formazioni.

Il Movimento Sociale Italiano nasce e si caratterizzerà come un partito con due anime: quella del nord costituita in gran parte dai reduci della Repubblica di Salò a impronta radicale e che fornisce parte consistente dell’apparato di partito ma che non ha una base elettorale significativa e quella del centro sud più moderata e tendenzialmente filomonarchica in grado di portare un più significativo contributo elettorale. Questa dialettica tra nord e sud del partito, fra repubblicani e monarchici, fra radicali e moderati, in sostanza fra manganello e doppiopetto, si rifletterà nell’alternanza delle segreterie che rappresenterà significativamente questa doppia natura. Dopo la scelta iniziale quale segretario del poco esposto Giacinto Trevisonno (1946-47) avremo da una parte Giorgio Almirante (1947-50) e dall’altra De Marsanich (1950-54) e Arturo Michelini (1954-69) per poi ritornare ad Almirante (1969-87). Alternanza che si riproporrà fra Gianfranco Fini (1987-1990) e Pino Rauti (1990-91) per ritornare a Fini che nel 1995 porterà allo scioglimento il partito con la nascita di Alleanza Nazionale, nuova formazione che si presenta come un partito di destra conservatrice ma che nel suo simbolo mantiene la fiamma tricolore missina, esplicito riferimento alla tradizione fascista e mussoliniana. L’alleanza con Berlusconi porterà poi allo scioglimento anche di Alleanza Nazionale e al suo assorbimento nel Popolo della Libertà nel 2009.  Nel 1995 gli irriducibili missini che si rifiutarono di entrare in Alleanza Nazionale diedero vita, sotto la guida di Pino Rauti, al Movimento Sociale Fiamma Tricolore il cui percorso entrerà a pieno titolo nella galassia neofascista cui prima accennavo.

A fianco e all’esterno del Movimento sociale si era infatti sviluppata, subito dopo il crollo della RSI, una costellazione di gruppi, movimenti e formazioni fasciste e neofasciste, in parte in contatto e in parte in conflitto con il partito, in parte anche clandestine, di cui non è certo facile ricostruire la storia e la cronaca, cronaca non di rado criminale[10] e legata alla strategia della tensione e all’eversione. Mi sembra più utile conoscerne (e riconoscerne) i principali filoni e orientamenti[11].

Centrale per tutta questa area è fare conti con il fascismo e con la sua rovinosa caduta: le valutazioni si possono riassumere in tre diverse prese di posizione e di conseguenza individuare tre principali filoni che attraversano questa galassia di destra radicale.

  • Il fascismo come rivoluzione mancata: quello del ventennio non ha saputo far fede alle sue origini rivoluzionarie entrando in compromesso con monarchia, chiesa e alta finanza; quello repubblicano della RSI, in particolare con la Carta di Verona, ha ridato linfa al fascismo autentico ma ha preso corpo quando ormai la situazione politica e militare era compromessa. Da lì si deve riprendere un nuovo fascismo adeguato ai tempi. Possiamo individuare quali rappresentanti attuali di questo filone i “fascisti del terzo millennio” di CasaPound.
  • Il fascismo come Terza via: sua novità al di là delle antitesi progresso-reazione e capitalismo-collettivismo marxista; promotore di una rivoluzione spirituale contro ogni forma di materialismo sia esso liberale o comunista e che potrà realizzarsi nelle Stato corporativo[12]. L’errore fu quello di concentrarsi contro il collettivismo marxista alleandosi con interessi economici conservatori: equivoco durato sino al 25 luglio del’43. Saranno proprio le principali “potenze materialiste” fra loro alleate, Stati Uniti e Unione Sovietica, a decretare la sconfitta del 1945. Lungo questo filone troviamo i neofascisti di Terza Posizione e, attualmente, di Forza Nuova.
  • Il Fascismo come reazione tradizionalista in radicale opposizione al mondo moderno. Si tratta di un orientamento per certi versi più neonazista che neofascista e che trova in Julius Evola il suo principale teorizzatore. Tra i movimenti che più esplicitamente vi si sono ispirati troviamo Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale e loro propaggini in genere riconoscibili sia per il richiamo a “ordini di guerrieri eletti” (La Falange, la Legione, l’Avanguardia…) che a simbologie pagane, runiche (Ôþalan) e nordiche o presunte tali (l’Ascia bipenne).

Il barone di origini siciliane Giulio Cesare Andrea (Julius) Evola (1898-1974) dai molteplici interessi (artista dadaista, cultore di studi filosofici ed esoterici …), non aderì formalmente al partito fascista ma vi collaborò attivamente, in particolare nei corsi di mistica fascista e con numerosi saggi che in qualche modo si collocavano in una posizione di critica da destra del fascismo con una esaltazione della tradizione contro la modernità, dello Stato contro la Società, del mito contro la ragione, della romanità contro il cattolicesimo, dell’Impero contro la nazione (figlia del 1789 e del patriottismo), della trascendenza contro l’immanenza (economica, edonistica), di un razzismo spirituale più che biologico (nazista), dell’élite razziale contro la massa del popolo. L’Impero ghibellino e la Prussia sono indicati come i riferimenti statuali principali, ripresi dal Reich nazista la cui forza risiede nella contiguità-continuità con i miti germanici mentre il cattolicesimo in Italia ci ha allontanato dai miti greci e romani. Lo Stato non deve cercare consenso ma imporre il suo potere in modo “maschio” contro il popolo che è “femmina” (plebe, massa) e che segue le sue “brame” tentando di sovvertire l’ordine. La debolezza di Mussolini è consistita nella ricerca di approvazione del popolo; più efficace il nazismo con il concetto di popolo wolk-razza intesa come totalità organica anche se in Hitler non mancarono aspetti populistici. Bisogna portare sino alle sue estreme conseguenze la critica del moderno principio di eguaglianza negando qualsiasi concessione di partecipazione del popolo. Lo stesso concetto di “partito” va contrastato in quanto frutto della modernità ristabilendo la gerarchia grazie ad un élite guerriera come fu a suo tempo, l’Ordine Teutonico e, con il nazismo, le SS.

Queste posizioni di radicalismo e irrazionalismo estremi di Evola (compresi i suoi studi sulle religioni precristiane e sull’esoterismo) hanno influenzato (e tutt’ora influenzano) gran parte del neofascismo e neonazismo attuali (non solo italiani[13]) anche al di là del filone sopra indicato che più direttamente ed esplicitamente vi si ispira.

 

Cenni alla situazione attuale

Un quadro complessivo della situazione attuale delle tendenze e movimenti neofascisti e neonazisti richiederebbe ben altro spazio di approfondimento. Dopo la fine del “Secolo breve” con il crollo dell’URSS e del bipolarismo con la contemporanea fine, almeno nell’area occidentale, della società di massa e del ruolo centralistico preminente dei mass media, sostituito dalla orizzontalità dei new media, viviamo in un mondo in cui le forze centrifughe prevalgono su quelle centripete: “tutto si frantuma” dalle famiglie agli stati. Come aveva ben intuito Hobsbawm:

Il mondo più comodo per i giganti multinazionali è un mondo popolato da staterelli nani o un mondo del tutto privo di stati” (Eric J. Hobsbawm, Il secolo breve, RCS, Milano 1997, p. 331).

In questa “società degli individui”, che ha sostituito la società di massa, il predominio del capitale finanziario genera e amplifica le diseguaglianze producendo insicurezze diffuse in ceti medi prima economicamente “al riparo” dalla povertà su cui diventa agevole far leva orientando risentimento e protesta non contro l’origine del male ma verso nuovi “capri espiatori”. E l’orizzontalità e l’accessibilità di Internet con l’illusione di uno spazio libero dove tutto è permesso fa sì che gruppi e siti esplicitamente neonazisti e neofascisti trovino larga diffusione e purtroppo scarsa “Resistenza”.

Senza entrare nel merito della galassia attuale (in presenza e online) delle organizzazioni di destra radicale, posso in conclusione cercare di indicare alcuni segni distintivi che, pur richiamandosi ai tre filoni sopra ricordati, caratterizzano l’attualità.

  • La diffusione e l’utilizzo di un vasto universo di miti e tradizioni esoteriche ed irrazionali sia storicamente reinterpretate che di origine puramente letteraria (es. Tolkien) per rinnovare la concezione evoliana e neonazista di un ordine di eletti in lotta contro il male assoluto che non è più principalmente rappresentato dal comunismo ma dai “contaminatori” della purezza dei costumi e delle tradizioni siano essi interni (laicisti, abortisti, omosessuali ecc.) che esterni, provenienti da culture non europee.
  • Il “sovranismo” che riattualizza il nazionalismo storico non tanto individuando il “nemico” in altri Stati ma soprattutto da un lato nelle Istituzioni sovranazionali (ONU, Comunità Europea …) e dall’altro nei “nuovi invasori” ovvero nei migranti. “Padroni a casa nostra” è lo slogan largamente diffuso e la “casa” minacciata da difendere, a seconda delle occasioni, può essere sia lo Stato nazionale che la specifica Regione o la singola località[14].
  • L’utilizzo di un razzismo non più su base biologica ma culturale e differenzialista[15] in cui non si ritiene più irriducibile e incompatibile la differenza “razziale” ma quella culturale e soprattutto religiosa. Il che fa sì che il razzista odierno possa, in parziale “buona fede”, affermare “Io non sono razzista” facendo implicito riferimento al razzismo storico a base biologica e nello stesso tempo giustificare atteggiamenti e comportamenti discriminatori. È stato in particolare, già negli anni ’90, lo studioso francese Pierre-André Taguieff a mettere per primo in evidenza la contemporanea trasformazione del razzismo. In questo quadro va anche inserita una analoga metamorfosi in atto, quella dall’antisemitismo all’anti islamismo. Certo l’antisemitismo è ancora diffuso in molti gruppi neonazisti, specie in quelli dell’est Europa dove l’impatto effettivo dei fenomeni migratori da paesi a prevalenza islamica è sostanzialmente irrilevante, e il suo germe ha contaminato (e ancora contamina) il mondo moderno (basti osservare slogan e comportamenti di certe tifoserie calcistiche) ma la progressiva crescita nell’estrema destra odierna di una islamofobia rispetto all’antisemitismo è del tutto evidente. Ha in particolare esplicitato questa metamorfosi lo studioso ebraico, di origini piemontesi ma operante anch’esso in Francia, Enzo Traverso nel suo recente testo La fine della modernità ebraica (Feltrinelli, Milano 2013).

Per suffragare e approfondire quest’ultima tematica delle metamorfosi del nuovo razzismo, tema che mi sembra fondamentale per capire e contrastare gli attuali neofascismi e neonazismi riporto in coda brani dei due autori citati.

 

Due brani sulla metamorfosi del razzismo

 

  Pierre-André Taguieff, Il nuovo razzismo

Il nuovo razzismo ideologico si è progressivamente riformulato come un culturalismo e un differenzialismo, entrambi radicali, aggirando così l’argomentazione antirazzista basata sul rifiuto del biologismo e dell’inegualitarismo, pensati come i due caratteri fondamentali del razzismo dottrinale, a cui si credeva ingenuamente di poter opporre il relativismo culturale e il diritto alla differenza. Il principio della recente metamorfosi ideologica del razzismo consiste proprio nel fatto che l’argomento dell’ineguaglianza biologica tra le razze è state sostituito con quello dell’assolutizzazione della differenza fra le culture.

Di conseguenza … l’antirazzismo classico, imperniato di culturalismo e di differenzialismo, non può più funzionare da dispositivo critico efficace, dal momento che le sue tesi e argomentazioni tendono a confondersi con quelle del neonazismo, differenzialista e culturale. Di qui la presa di coscienza della necessità di ripensare l’antirazzismo e di abbandonare la funzione rituale e il significato strettamente commemorativo di quest’ultimo. L’antirazzismo non può limitarsi all’indignazione morale retrospettiva e all’anatema commemorativo se non per autosqualificarsi collaborando alla propria scomparsa per mancanza di “razzisti” corrispondenti ad un identikit desueto.  

Né i Gobineau né gli Hitler possono oggi essere trovati lì dove Ii si cerca, e i nuovi razzisti non assomigliano più a queste figure del passato.”

[Il razzismo. Pregiudizi, teorie, comportamenti, Cortina, Milano 1999, p. 49-50]

 

Enzo Traverso, Metamorfosi: dall’antisemitismo all’islamofobia

Il declino Della tradizione fascista lascia spazio a un’estrema destra di tipo novo, la cui ideologia riconosce i mutamenti del ventunesimo secolo. Il culto dello stato forte si attenua e lascia spazio alia critica dello stato sociale, alla rivolta fiscale e all’individualismo. Il rifiuto della democrazia – o la sua interpretazione in senso plebiscitario e autoritario – non sempre si accompagna al nazionalismo classico, che in alcuni casi è anzi sostituito da forme di etnocentrismo suscettibili di mettere in discussione il paradigma dello stato-nazione, come dimostrato dalla Lega Nord italiana o dall’estrema destra fiamminga. Altrove il nazionalismo prende la forma di una difesa dell’Occidente minacciato dalla globalizzazione e dallo scontro di civiltà.

Il singolare cocktail il xenofobia, individualismo, difesa dei diritti delle donne e omosessualità realizzato da Pim Fortuyn nel 2002 in Olanda è stato la chiave di un durevole successo elettorale. Tratti analoghi caratterizzano altri movimenti politici dell’Europa del Nord, come il Vlaams Belang in Belgio, il Partito popolare danese o l’estrema destra svedese.

L’islamofobia

L’elemento federatore di questa nuova estrema destra risiede nel razzismo, espresso attraverso un violento rifiuto degli immigrati. Ai nostri giorni, i migranti sono gli eredi delle “classi pericolose” ottocentesche, dipinte dalle scienze sociali dell’epoca come ricettacolo di tutte le patologie sociali, dall’alcolismo alla criminalità alla prostituzione, bacillo di epidemie come il colera. Questi stereotipi – spesso condensati nella raffigurazione di uno straniero dalle caratteristiche fisiche e psichiche molto marcate – derivano da un immaginario orientalista e coloniale che ha sempre aiutato identità incerte e fragili a definirsi negativamente rispetto a nemici e “invasori”, a fondarsi sulla paura dell’“altro”. Nell’Europa contemporanea, il migrante ha essenzialmente i tratti del musulmano e il nuovo razzismo non è più antisemita ma anti-islamico. La memoria della Shoah – una percezione storica dell’antisemitismo attraverso il prisma del genocidio – tende ad offuscare queste evidenti analogie.

Il ritratto dell’arabo musulmano dipinto dalla xenofobia contemporanea non differisce di molto da quello dell’ebreo dipinto dall’antisemitismo di inizio Novecento. Le barbe, i filatteri e i caffetani deli ebrei emigrati dall’Europa orientale un secolo fa corrispondono alle barbe e ai veli musulmani di oggi. In entrambi i casi, le pratiche religiose e culturali, l’abbigliamento e le abitudini alimentari di una minoranza sono usati per costruire lo stereotipo negativo di un corpo estraneo e inassimilabile alla comunità nazionale. Ebraismo e islam fungono così da metafore negative dell’alterità: un secolo fa l’ebreo era sistematicamente rappresentato dall’iconografia popolare con il naso adunco e le orecchie a sventola, oggi l’islam è identificato con il burqa, benché il 99,99 per cento delle donne musulmane che vivono in Europa non indossi il velo integrale. Sul piano politico, infine, lo spettro del terrorismo islamico sostituisce quello del giudeo-bolscevismo.

[La fine della modernità ebraica, Feltrinelli, Milano 2013, p. 114-116]

 

 


 

[1] J.A. Laponce, Left and Right. The Topography of Political Perception, University of Toronto, 1981.

[2] Ho ripreso e rielaborato da “L’opposizione destra-sinistra. Riflessioni analitiche” di Anna Elisabetta Galeotti in Franco Ferraresi (a cura), La destra radicale, Feltrinelli, Milano 1984, pp. 253-275.

[3] Ho sviluppato questa tematica in un post del 2013: Nuove dimensioni per la politica?

[4] Cfr. due mie precedenti contributi: Il bisogno di comunità e L’orizzonte della comunità ai tempi di Internet.

[5] Basti ricordare la figura di Mario Borghezio, proveniente dall’estrema destra neonazista e sostenitore a livello europeo dell’entrismo fascista e nazista “nei movimenti territoriali” come la Lega Nord (cfr. qui).

[6] Il testo completo della Carta del lavoro è reperibile online qui.

[7] Su questo aspetto, in aperta contestazione della descrizione di De Felice sul rapporto Mussolini / ebrei, fondamentale è l’opera di Michele Sarfatti: Mussolini contro gli ebrei, Zamorani, Torino 2017 (nuova edizione). Una attenta recensione è reperibile sul sito de il manifesto a cura Giorgio Fabre.

[8] Questa concezione del partito come ordine degli eletti (i soli che devono averne la tessera) distinto dallo Stato, per certi versi più nazista che mussoliniana (che era invece decisamente statalista) si incarnava in particolare nella figura di Alessandro Pavolini e, sul piano teorico, in quella di Julius Evola (cfr. sotto), punti di riferimento per alcune delle correnti più radicali del successivo neofascismo. Cfr. “I due fascismi di Salò” in Giuseppe Parlato, La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato, Il Mulino, Bologna 2000, pp. 315-322.

[9] I 18 punti della Carta di Verona sono consultabili per esteso online qui.

[10] Per quanto riguarda il nostro territorio del Verbano Cusio Ossola si può ricordare la vicenda di Giovanni Ceniti, già responsabile di Casa Pound del VCO, condannato per l’omicidio del broker Silvio Fanella.

[11] Faccio riferimento in particolare ai saggi contenuti nel testo già citato curato di Franco Ferraresi: cfr. nota 2.

[12] Fra i teorici di questa posizione Enzo Erra: cfr. “Il fascismo tra reazione e progresso” in AA.VV., Sei risposte a Renzo De Felice”, Volpe, Roma 1976, pp. 55-101.

[13] Oltre alla diffusione tra le estreme destre europee, si può citare Steve Bannon, consigliere di Trump, e i suprematisti bianchi statunitensi (cfr. qui).

[14] Spesso in modo improprio viene utilizzata la dizione “populismo” per riferirsi a queste posizioni e spesso anche verso qualsiasi posizione di destra o di sinistra che non sia “moderata”. Sul significato di questo termine ormai largamente utilizzato a proposito e sproposito penso di tornare in un prossimo post.

[15] Di questo ho parlato in maniera diffusa in un mio precedente post: I migranti e le nostre comunità.  

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One Comment
  1. Ricevo una mail da un amico che tra l’altro afferma:
    “Mi sembra invece un errore o quantomeno eccessivo annoverare la saga del “signore degli anelli” tra le opere prone o addirittura possibili promotrici delle teorie fasciste. Personalmente valuto l’opera di Tolkien una semplice favola di fantasia, avulsa da riferimenti politici o da teorie sociologiche, ma se proprio si volesse cercare un significato, l’ascesa del potere di Sauron potrebbe essere identificata come l’ascesa del potere nazista (se non dico una bestialità i tempi più o meno coincidono) e i suoi avversari potrebbero essere l’alleanza di semplici rappresentanti di popoli liberi che si oppongono ad una tale rovina. Ribadisco però che simili interpretazioni sono a mio avviso una forzatura.”
    Poiché il mio breve riferimento poteva essere equivocato ho subito risposto:
    “Grazie delle considerazioni e ti rispondo subito. Forse mi sono spiegato male. Non ho detto e non ho affatto voluto dire che ” la saga del “signore degli anelli” si pone tra le opere prone o addirittura possibili promotrici delle teorie fasciste” ma che i fascisti e i nazisti la utilizzano all’interno del loro orizzonte irrazionalista di miti e leggende. E ciò da tempo. In Italia il primo campo Hobbit organizzato dai neofascisti esterni e in parte interni (Fronte della Gioventù) è del 1977, il secondo uno o due anni dopo. L’ascia bipenne, che in realtà i vichinghi non hanno mai utilizzato è uno dei loro simboli, unito a saghe nordiche, magari lette e riprese anche con l’occhio dei comics Marvel. Ecc.

    Io sono per una netta distinzione fra il piano della fantasia (e anche quello mitico religioso) e il piano politico. E leggo i romanzi e guardo i film della saga del Signore degli anelli senza remore, sia ben chiaro.”

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