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Placido Rizzotto

10 febbraio 2016

Rizzotto locandina

Diretto da Pasquale Scimeca, il film sul segretario della Camera del lavoro di Corleone, ex partigiano e socialista, ucciso dalla mafia nel marzo del 1948, uscì nel 2000.

Il film non ebbe molto successo nonostante l’attualità della tematica e le modalità innovative con cui il regista la affronta, forse oscurato da un film su analogo tema, uscito poco dopo, che ebbe maggior diffusione e fortuna: I cento passi di Marco Tullio Giordana.

Recentemente, dopo i funerali di Stato del sindacalista corleonese, il film è stato riproposto sia in TV che in formato DVD.

 

Questa la mia recensione su Nuova Resistenza Unita n. 2 del marzo–aprile 2001.

 

Placido Rizzotto: per una nuova filmografia civile

 

 Il giovane contadino corre nell’inutile speranza di ostacolare l’arresto del padre Carmelo, piccolo “gabellotto” del feudo Drago[1]; corre il partigiano della Carnia nel tentativo tardivo di impedire un ultimo gratuito eccidio nazista; più pacata e distesa la corsa dei contadini che, sotto la guida del sindacalista socialista, occupano le terre incolte dei latifondisti. Una vita intensa e breve quella di Placido Rizzotto che terminerà la sera del 10 marzo 1948, gettato in una “ciacca” della campagna di Corleone. Il corpo sparirà per sempre; i pochi indumenti ritrovati giacciono ancora oggi in un sotterraneo del palazzo di giustizia di Palermo.

Da questa vita, oggi ricostruita[2], il regista siciliano Pasquale Scimeca ha costruito un film[3] duro, generoso, atipico e, soprattutto, “civile”. Non è facile riproporre oggi un film di formazione civile e, tantomeno, su di un tema (la mafia) filmicamente abusato.

 

Il ritorno a Corleone

Il ritorno a Corleone

La struttura narrativa nel neorealismo del dopoguerra era perlopiù incentrata sulla simmetria fra la storia dell’eroe (popolare) e la Storia; la vicenda individuale confluiva nella visione della grande Storia dove altri, con le stesse bandiere, ne avrebbero raccolto l’eredità. Il cinema politico e civile degli anni successivi ha oscillato tra la denuncia drammatica, evoluzione politica del documentario, e la riproposizione, con nuovi scenari e soggetti, della struttura neorealista. Con l’esaurirsi della visione storicistico progressiva della Storia, in un contesto politico del tutto diverso, negli ultimi anni il genere si era ormai esaurito.

Il tentativo di Scimeca è senz’altro nuovo e, al di là di toni naif che richiamano filmografie non occidentali, tutt’altro che elementare.

La cornice narrativa è quella di un cantastorie odierno che si rivolge ad un ridottissimo pubblico; i suoi riquadri illustrati segnano le tappe (le sequenze), temporalmente discontinue, della vita e morte del protagonista. Ci accorgiamo, ad un certo punto che l’attore-cantastorie è lo stesso (Carmelo di Mazzarelli) che impersona il padre di Placido: l’ex mafioso che assumerà su di sé il compito della memoria e la rivendicazione di giustizia per la morte del figlio.

La cornice si presenta così sotto la forma del mito e i personaggi diventano figure etiche simbolicamente esemplari richiamando ora la tragedia greca ora la sacra rappresentazione popolare.

Rizzotto è il sacrificio: il simbolismo più che esplicito è esasperato: rivede il paese all’ombra di una enorme Croce di legno; qui ancora si ritrova con Lia; la sera della sua scomparsa una sacra rappresentazione della Passione anticipa la fine di una vita breve che non può che concludersi … a trentatré anni … in un sepolcro vuoto…

 

placido4

 

Lia: la fedeltà che non potrà rimaner tale se non abbandonando per sempre la propria terra.

Lo “sciancato” (Luciano Liggio): il male nella forma più odiosa di viscida brutalità.

Il giovane pastore, testimone involontario (sembra uscito direttamente da un film di Pasolini): l’innocenza. E così via.

 

Rizzotto pastorello

 

Altri quadri della narrazione si allargano però ad una più rigorosa ricostruzione storica: dai conflitti sociali e sindacali, che si presentano in primo luogo come conflitti interiori fra opzioni di valore e successivamente come frattura fra generazioni, sino alle minuziose indagini del giovane capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa. Ci troviamo di fronte ad una “microstoria” che esplicitamente ci proietta non solo verso altre innumerevoli microstorie del tutto analoghe (il regista all’inizio ci aveva avvertito che solo casualmente la terra di cui si narrava era terra di Sicilia: avrebbe potuto esserlo di qualsiasi altra parte del mondo), ma che soprattutto ci rimanda direttamente al presente.

 

L'assemblea alla Camera del Lavoro

L’assemblea alla Camera del Lavoro

Il cantastorie che, dopo aver illustrato l’ultima scena in cui Dalla Chiesa e Pio La Torre si stringono la mano, rimasto solo, si immerge sconsolato la testa nelle mani, parla silenziosamente del dopo e dell’oggi, del destino tragico di quei personaggi, della continuità e delle trasformazioni del potere mafioso.

Non ci dà nessun insegnamento, né tanto meno sventola bandiere. L’azione raccontata si è conclusa e non mostra visibili eredi, non si è incolonnata in nessun vittorioso progresso. Eppure parla, parla talmente forte che lo spettatore rimane inchiodato: si sente richiamato alle proprie personali responsabilità, sente il bisogno di interrogarsi e di esprimersi con un chiaro giudizio etico.

 

Rizzotto La terra

 

Una formazione civile che pertanto non proietta più ad un diretto (e talora univoco) impegno, ma che passa prioritariamente attraverso la maturazione etica, e pertanto civile e politica, del proprio giudizio.

Le diverse microstorie possono allora fra loro collegarsi al di là delle fratture dello spazio e del tempo. Ci piace ricordare che, subito dopo la morte di Rizzotto e prima che a Corleone arrivasse il giovane Pio La Torre, a sostenere la Camera del Lavoro, nei giorni infuocati delle elezioni del ’48, si prodigò un altro partigiano, il novarese Vermicelli che, della Sicilia di quegli anni, ci ha lasciato alcune pagine eticamente e politicamente indimenticabili[4].

 

Note

 [1] D. Dolci, Spreco, Einaudi, Torino, 1960, p. 167.

[2] D. Paternostro, Placido Rizzotto, il sogno spezzato, Adarte, Palermo, 2000.

[3] Italia, 2000; il sito ufficiale si trova all’indirizzo http://www.luce.it/placidorizzotto (nel 2016 non più attivo).

[4] G. Vermicelli, Babeuf, Togliatti e gli altri, Tararà, Verbania, 2000, pp. 154–170, 205–216.

 

Postilla 2016

 

Placido_Rizzotto foto

 

 Placido Rizzotto ha rappresentato l’altra Sicilia, quella che da sempre ha lottato contro la mafia. Non è un caso che Giuseppe (Pippo) Fava, nella sua ultima intervista prima di cadere anche lui sotto i colpi di sicari mafiosi, intervista condotta da Enzo Biagi, si soffermi a lungo sulla figura di Rizzotto, indicata appunto quale emblema della Sicilia antimafiosa.

 Grazie all’insistenza mai rassegnata dei familiari le ossa di Placido Rizzotto sono state ritrovate nel 2009 appunto in una “ciacca” (una foiba) e riconosciute nel 2012 con il test del DNA confrontato con quello tratto dalla tomba del padre. Il 24 maggio 2012 i resti di Placido Rizzotto sono stati sepolti con funerali di Stato nella tomba di famiglia. Funerali a cui hanno partecipato il capo della Stato Napolitano, la segretaria nazionale della CGIL Susanna Camusso, il presidente di Libera don Ciotti e soprattutto la popolazione di Corleone.

Non furono comunque funerali “tranquilli”: nella parte religiosa della cerimonia il vescovo di Palermo Monsignor Salvatore Di Cristina nell’omelia non pronuncia mai la parola mafia e arriva a storpiare il nome di Rizzotto in Rizzuto; inoltre a don Ciotti non è stata consentita la concelebrazione del rito religioso. Parlerà invece, dopo i familiari, le autorità, la Camusso, con uno splendido intervento sul dovere cristiano e civico della “denuncia”, a conclusione della successiva cerimonia civile nella piazza di Corleone.

 

Link

Placido Rizzotto su Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Placido_Rizzotto

Placido Rizzotto raccontato da Pippo Fava: https://www.youtube.com/watch?v=kTgl6xAwSP4

Ultima intervista a Giuseppe Fava: https://www.youtube.com/watch?v=2a89Km8mGi0

Giuseppe Fava su Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Fava

Placido Rizzotto, le radici del coraggio (video): https://www.youtube.com/watch?v=irOrtS-29SI

Ritrovati i resti di Rizzotto (La Repubblica Palermo): http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/03/09/news/trovate_le_ossa_di_placido_rizzotto-31212133/?ref=HREC1-5

Le ossa di Placido Rizzotto (ivi, rassegna fotografica): http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/03/09/foto/trovate_le_ossa_di_placido_rizzotto-31210985/1/

I Funerali di Stato di Placido Rizzotto (video di Vincenzo Barbagallo): https://www.youtube.com/watch?v=CdlZsRwV3TM

La scheda del film di Scimeca su FilmTV: http://www.filmtv.it/film/20568/placido-rizzotto/

Presentazione e trailer del film (Liliana e Francesco Calabrese): https://www.youtube.com/watch?v=z9OWUWLLWzY

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