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Interdizioni, scippi … e oblii

8 ottobre 2015

 La recensione che segue era stata postata su aNobii e nelle mie note su Facebook alla fine del dicembre 2009 dopo la pubblicazione di questo testo allora introvabile (Carlo Cattaneo, Interdizioni israelitiche, 1836) da parte di Caribou, un piccolo editore locale che poi purtroppo non ha avuto lunga vita (1).

Il testo era stato curato e introdotto dal compianto Paolo Guidera (2) che dell’editore era attivo collaboratore e testa pensante. L’abbiamo presentato alla Casa della Resistenza il 14 dicembre di quell’anno.

 Presentazione Cattaneo Interdizioni

 pres Interdizioni

Il riferimento che facevo sei anni fa allo “scippo dei presunti federalisti” è ormai da archiviare; abbandonato l’indipendentismo padano e i richiami a qualche lettura indiretta di Cattaneo, originata dagli iniziali legami con Gianfranco Miglio, i leghisti attuali sotto la guida del loro nuovo capo hanno traslato il loro razzismo in un nazionalismo che ai richiami seppur indiretti a qualche libro privilegiano l’auspicio di ruspe e l’indossar magliette tamarre, mentre i loro capiscuola politici sono più dalle parti di Putin e Orbán ed i loro privilegiati compagni di strada i neofascisti di Casa Pound.

Per Carlo Cattaneo rimane l’oblio, a destra come a manca.

Interdizioni e Scippi

Una nuova edizione di un testo ormai introvabile, curata da Paolo Guidera con una precisa ricostruzione storica del contesto in cui il libro è stato scritto e chiari riferimenti alle relazioni culturali di Cattaneo: il maestro Romagnosi in particolare e, d’altro canto, la polemica, molto aspra, con Rosmini. Su quest’ultimo aspetto viene pubblicata una lettera aperta, a suo tempo censurata, in cui Cattaneo contrattacca molto aspramente le accuse ateismo, slealtà, plagio ecc. rivolte da Rosmini a Romagnosi. Il tema sottostante è quello dell’empirismo lockiano con la negazione delle idee innate e della sua compatibilità in un contesto culturale cristiano. Di fronte alla esaltazione acritica odierna sia di Rosmini che di Cattaneo, rivivere “in diretta” il confronto, fa emergere chiaramente la modernità del secondo (tanto esaltato a parole quanto ignorato nei fatti, come disse Bobbio) rispetto al primo.

Questa edizione riporta anche un articolo di Mazzini sullo stesso tema affrontato da Cattaneo: le leggi “di interdizione” agli ebrei, ossia divieti e limitazioni (possesso di terre ed edifici, di culto, di residenza, di matrimonio con cristiani ecc. ecc.). La differenza di metodo fra i due ne risulta del tutto evidente. Mazzini parte da principi universali etici e politici da cui ne deriva le obbligate conseguenze: “la nostra è un’epoca di emancipazione e di riabilitazione universale” e, se vogliamo che gli Israeliti diventino dei “buoni cittadini” il solo mezzo “è quello di farne dei fratelli con eguali diritti con tutti gli altri”.

Interdizioni copertina

Cattaneo, pur pervenendo a conclusioni simili, procede in modo diverso: l’avvio è dato da un caso specifico (l’acquisto da parte dei fratelli Wahl, cittadini francesi di origini ebraiche, di un terreno del Cantone svizzero di Basilea-Campagna dove la “possidenza” è interdetta agli israeliti ma anche dove un trattato Franco Svizzero equipara i cittadini francesi – e gli ebrei francesi sono, dopo la rivoluzione e le leggi napoleoniche, cittadini a tutti gli effetti – ai cittadini svizzeri e l’opposizione condotta verso questo atto di acquisto da parte del Consiglio Cantonale) e procede attraverso analisi storiche (origini e sviluppo delle interdizioni) giuridiche ed economiche. La conclusione è che le leggi di interdizione, costringendo gli ebrei alle sole attività commerciali e finanziarie, hanno storicamente prodotto effetti esattamente opposti a quelli che quelle leggi si proponevano; sono inoltre in contrasto con le leggi prevalenti del periodo e producono un danno sia privato che pubblico ai cittadini non ebrei. Infatti il divieto di acquisto da parte di ebrei produce anche una limitazione al diritto di vendita (e perciò di proprietà effettiva) dei proprietari di terreni; inoltre l’agricoltura del periodo (specie in Svizzera ma anche in Italia e altrove) per uscire dall’arretratezza ha bisogno dell’investimento di nuovi capitali, capitali che potrebbero facilmente affluire dai ceti mercantili ebraici se le interdizioni fossero abolite. Insomma in una società basata sui principi liberali della libera cittadinanza e del libero scambio la limitazione dei diritti di alcuni produce un danno e una limitazione di diritti a tutta la comunità.

Tutto questo produce conseguenze nefaste anche al livello più alto della vita collettiva, quello della qualità della convivenza all’interno di una comunità. Lascio la parola a Cattaneo:

“«Convivere non è meramente coesistere sullo stesso suolo. Gli schiavi della persona e della gleba propriamente non convivono cogli ingenui [i nativi, gli uomini liberi], ma servono ai medesimi. Il bue ed il cavallo non convivono con noi» [Gian Domenico Romagnosi]. La convivenza dunque diffe­rendo assai dalla mera coesistenza, consiste nel ricambio delle leali transazioni, degli officj civili e delle sociali carità.

Ora questi officj, queste carità si rendono maggiori a chi tiene una condotta più buona e cordiale e si mostra più capace di giovare altrui. L’aspettativa del ricambio spinge gli uomini a fare i primi passi. Epperò chi stringe i legami della convivenza, chi avvicina gli uomini agli uomini e ne avvalora la reciproca dipendenza, costringe l’individuo a con­dursi lodevolmente per provocare colle buone e generose azioni l’assistenza e la cordialità altrui. Allora il pensiero che un solo atto vituperevole può privarlo dell’assistenza sociale e dei vantaggi e dei piaceri che ne ridondano, gli diviene un saldissimo freno.

Perché questa perpetua responsabilità pesi su tutti gli uomini, è necessario che la convivenza sociale li congiunga tutti. Epperò quelle leggi che proscrivono un ceto qualunque, e lo escludono dalla sociale convivenza, lo sciolgono eziandio dalla necessità di rendersi utile e ac­cetto agli altri ceti, e lo abbandonano alla spinta gros­solana e immorale dell’egoismo. Se poi alle esclusioni si aggiungono distinzioni odiose e affliggenti, l’egoismo degenera in ostilità. Allora il ceto proscritto diviene un inimico accampato nel grembo della nazione, il quale nel secreto delle transazioni private rende a più doppj quel male che gli viene inflitto dalle publiche ordinanze.” (pp. 137-138)

Come ha sottolineato Franco Restaino “Cattaneo è senz’altro il più lucido e attento intellettuale del periodo postnapoleonico, e l’unico che, insieme a Leopardi, può essere letto con piena e immediata fruibilità dei suoi scritti caratterizzati da una chiarezza e da una accessibilità senza confronti.” [Storia della Filosofia, UTET. Torino 1999, vol. 4/1]

Oggi, con evidenza, Carlo Cattaneo scriverebbe delle “interdizioni islamiche” riferendosi ancora, come allora, sia alla Svizzera che all’Italia. E ribadirebbe che il modo migliore per alimentare ostilità e fondamentalismo di una minoranza è quello di negarle diritti e libertà di culto.

Che presunti federalisti, nel loro furore xenofobo e anti islamico, esaltino Cattaneo come loro padre teorico non desta meraviglia; non possiam pretendere che perdan tempo a leggere testi di 170 anni fa. Com’è noto preferiscon gazebo e ronde a librerie e biblioteche.

Che da parte della cultura laico democratica non vi sia una reazione verso questo “scippo” leghista del rigoroso intellettuale illuminista repubblicano Cattaneo, leader indiscusso delle giornate di Milano e deputato eletto nel primo parlamento italico (superando in due collegi lombardi su tre il moderato Cavour), ma mai insediatosi per non dover prestar giuramento alla “codina” monarchia sabauda, questo si!, che desta profonda preoccupazione.

Ci hanno scippato e stravolto parole come libertà, federalismo (che unisce e supera gli Stati e non li frammenta), popolo, comunità, ecc. ecc.; perlomeno non lasciamoci portar via le fonti su cui è possibile ri-alimentare il nostro pensiero.

———–

(1) Altre edizioni recenti del testo di Cattaneo sono reperibili presso gli editori Einaudi, Fazi, Le Monnier e Mondadori Oscar (all’interno di La Lombardia di Carlo Cattaneo).

(2) Paolo, collega di Filosofia al Liceo Cavalieri di Pallanza, rigorosamente laico nonché lettore e studioso dalle conoscenze vastissime, ci ha lasciato nel novembre 2013. Sul sito La natura delle cose vi è una pagina a lui dedicata dove sono linkabili alcuni dei suoi scritti.

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