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Bello e malefico l’ovulo

8 ottobre 2015

Ultimo sabato di settembre. È una bella giornata e ne approfittiamo per andare a chiudere la baita prima dell’inverno. Sono 1700 metri e il freddo può arrivare di colpo. Un po’ di provviste per la fine dell’anno, l’antigelo, la copertura delle tubature e quant’altro.

Nel vialetto d’ingresso accanto al filare di faggi, quasi in filare parallelo a distanza regolare una sequenza di Amanita muscaria ben aperte e ormai rinsecchite. Insolito: normalmente si trovano nel bosco; segno di una “buttata” intensa anche se breve. Sul lato opposto, nel pendio tra l’erba, sotto un abete, di fianco al cumulo d’aghi di un formicaio, un esemplare più piccolo, fresco e dal cappello rosso vivo.

 

Amanita muscaria baita

 

Lo inquadro con lo smartphone e lo posto su Instagram (e in automatico su Facebook). La sera leggendo i commenti sulla sua più o meno elevata tossicità mi tornano a mente frammenti di immagini e ricordi.

È certo il fungo più bello e più rappresentato. Non c’è pubblicazione, anche agile, dedicata ai funghi che non ne riporti qualche fotografia. Non c’è illustrazione di gnomi e boschi fatati che non metta in primo piano la sua cappella rossa punteggiata di bianco. E, mi suggeriscono, i Puffi non abitano forse in case che assomigliano molto al fungo in questione?

Nell’Alice di Carroll e nelle sue illustrazioni, ad esempio del capitolo V (I consigli del bruco), il fungo magico su cui stava seduto il “grosso Bruco turchino … fumando una lunga pipa turca” viene in genere rappresentato appunto come una Amanita muscaria; lo stesso nel film di Tim Burton: sia il fungo del bruco sia quello su cui è posato l’oracolo che Alice deve consultare.

Un fungo appariscente, misterioso e magico nel consolidato immaginario collettivo.

 

alice 1

 

Ed anche utile.

A partire del nome “muscaria”, moscaria, che ricorre in gran parte delle lingue – dall’inglese Fly agaric, al castigliano Matamoscas, al tedesco Fliegenpilz (Fungo delle Mosche), al francese Amanite tue-mouches, per citane alcune – e che richiama il suo utilizzo quale moschicida. Spezzettata in un po’ di latte, oppure fatta macerare in un piatto dovrebbe catturare ed uccidere le mosche; vi ho provato parecchi anni fa ma con poco risultato e soprattutto ho dovuto rinunciarci per le fetide esalazioni rilasciate dopo pochi giorni.

No, l’utilità maggiore per la mia esperienza è un’altra che mi rimanda ad un vivo ricordo di quand’ero ragazzo.

Alla Piana di Vocogno (come allora più propriamente veniva chiamata l’attuale “Piana di Vigezzo”) mio padre aveva intrecciato uno stretto rapporto con Remo, il proprietario della locale locanda che lui stesso si era costruito: il Ratagin (nel dialetto “Stella Alpina”). Remo, persona conosciutissima in valle, l’ultimo che con sua moglie Giacoma ha tenuto sino agli anni ’90 le bestie al pascolo su quei prati, si rivolgeva alla nostra famiglia in un correttissimo italiano ed aveva anche – ricordo – una calligrafia particolarmente curata. In molti lo chiamavano “Il Sindaco della Piana”.

 

Remo e Giacoma det

Remo De Ambrosis e su moglie Giacoma. Festa della Piana. Agosto 2001

 

Potevo avere un dodici o tredici anni e, in un sentiero vicino alla baita, gli faccio notare “quei funghi”. Mi corregge: “Quelli non sono funghi ma segna funghi: vicino a loro sono facili da trovare i funghi ”. Non ho capito subito che per Remo, come per molti in valle, “funghi” sono solo i Porcini. Quando dico che ho trovato dei funghi e mi riferisco a Mazze di tamburo, Gallinacci, Badius, Ferrè (per non citare i Bedulit), gli altri funghi che di solito raccolgo, ancora oggi molti in valle, a differenza dei non locali, mi guardano con una certa commiserazione.

Comunque l’indicazione di Remo l’ho da allora tenuta sempre presente e quando intravedo una moscaria – il rosso lucido della cappella è visibilissimo – batto con attenzione il terreno e non sono poche le volte che effettivamente nelle vicinanze vi ho trovato uno o più porcini.

Ho sempre pensato che l’espressione “segna funghi” fosse stata coniata da Remo, o magari usata anche da altri in valle. Scopro in rete che in altre regioni (Trentino, Romagna, Toscana …) la muscaria è anche chiamata “segnabrise” proprio per avere in comune con le “brise” (uno dei nomi comuni dei porcini) sia l’habitat che il periodo di crescita.

 

Ovulo malefico, l’altro nome comune italiano richiama la sua nota caratteristica di tossicità allucinogena.

Era la prima metà degli anni ’80 e a scuola ci interrogavamo su come affrontare il problema delle droghe. Ero da poco passato dai corsi serali al triennio sperimentale e nelle classi pluri-indirizzo, in area comune allora insegnavo storia prima che i colleghi e le colleghe di lettere mi sostituissero (ahimé) nella disciplina. Impostammo un’Unità didattica pluridisciplinare sulle droghe; allora non sapevamo niente dell’effetto boomerang e ingenuamente pensavamo che prevenzione equivalesse a conoscenza.

Nell’ambito storico organizzai appunto un’unità sull’Amanita muscaria: l’utilizzo delle sue proprietà allucinogene presso molte popolazioni, in particolare del continente euroasiatico, in tempi, contesti e con modalità e finalità diverse.

Probabilmente l’allucinogeno per molti secoli più conosciuto ed utilizzato. A partire da un utilizzo religioso assunto sia da sacerdoti e sciamani per ottenere visioni mistiche che dai loro fedeli all’interno di specifici riti. Come anestetico in grado di indurre una sorta di coma farmacologico in pazienti di particolare gravità. Come stimolante ed eccitante per affrontare lavori particolarmente pesanti o per indurre un furore marziale durante il combattimento (1). Come inebriante di massa, succedaneo dell’alcol, massicciamente diffuso in Siberia prima della sua sostituzione con la Vodka in epoca staliniana.

Le modalità di assunzione erano le più varie, in genere con modalità indiretta sia per il sapore disgustoso sia per limitare i gravi effetti nocivi dei suoi principi attivi: poltiglia già masticata da streghe e sciamani o assunzione della loro urina, diluzione in succhi dopo l’essicazione; macerazione con carni e pesci lasciati appositamente marcire, cottura di carni di animali che avevano da poco mangiato il fungo ecc. L’ampio utilizzo e la scarsa presenza nelle aree più nordiche ne aveva in particolare fatto una merce di notevole valore: ad es. una muscaria in cambio di un intero animale cacciato (cervo, renna …).

 

Avevo messo a punto una piccola antologia di testimonianze (allora non particolarmente facili da reperire), utilizzando soprattutto un testo che è ancora presente nello scaffale in alto della mia libreria (2).

 

Piante allucinogene

 

Il senso della mia unità didattica voleva esser questo: ciò che è droga (e ciò che non lo è) così come i suoi utilizzi cambiano nelle diverse culture come nel corso della storia . Le vicissitudini e il percorso dell’Ovulo malefico a questo proposito sono esemplari. “Oggi, qui da noi – concludevo – non è una droga ma un semplice e diffuso fungo che manuali ed enciclopedie micologiche indicano, con una certa variabilità, come tossica, velenosa, velenosa con esito anche mortale e che, essendo ben riconoscibile, viene facilmente evitato dai raccoglitori”.

 

Oggi dovrei aggiungere una precisazione: l’Amanita muscaria legalmente non è una droga e non lo è per la maggior parte delle persone, è però inseribile all’interno delle Smart Drugs, altrimenti definibili come “droghe furbe”, cioè di quelle sostanze, in gran parte naturali, che contengono principi attivi e che come tali vengono consumate e commercializzate (online o negli smart-shops) ma che non sono classificate legalmente come droghe (3). Per cui oltre alle intossicazioni di raccoglitori particolarmente sprovveduti (4) vi sono quelle “di nicchia” di consumatori volontari, un po’ perché coinvolti in controculture ormai obsolete e un po’ perché caduti nell’equivoco (ingenuo) secondo cui tutto ciò che è naturale è di per sé benefico.

 

Smart Drugs ISS

Studio dell’Istituto Superiore di Sanità. Dipartimento del Farmaco.

 

———-

(1)  Si parla in particolare dei Berserkir, feroci guerrieri scandinavi. L’utilizzo a fini militari di sostanze atte ad aumentare l’eccitazione, la resistenza e la sopportazione del dolore e più in generale indurre uno stato di euforica dissociazione dalla realtà, non è certo propria solo delle tribù primitive. Basti ricordare la grappa distribuita a piene mani ai nostri alpini prima della battaglia durante la prima guerra mondiale e, caso meno noto, l’utilizzo massiccio e programmato di Pervitin (metanfetamina) da parte dei soldati della Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale testimoniato da una recente ricerca dello storico tedesco Norman Ohler richiamata dai nostri quotidiani (La Stampa, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano).

(2)  Daniel S. Worthon, Conoscere le piante allucinogene, Savelli, Milano 1980.

(3)  Per una definizione articolata di Smart Drugs rimando al sito dell’Istituto Superiore di Sanità che in un documento specifico (qui scaricabile in pdf) rappresenta in modo approfondito sia il fenomeno che, in apposite schede (tra cui naturalmente quella dell’Amanita muscaria), le caratteristiche chimiche, le proprietà e gli effetti di queste “droghe furbe” .

(4)  Nel sito Sostanze.Info (afferente alla Regione Toscana) trovo la testimonianza di uno di questi consumatori involontari che mi pare degna di interesse:

Re: quali sono gli effetti dell’amanita muscaria?

2 Maggio, 2014 – 01:30 da Anonimo

Io una volta la mangiai perché scemo com’ero l’avevo scambiato per quel fungo commestibile OVOLO BONO a causa della pioggia che aveva rimosso tutti i puntini bianchi. Sconsiglio a tutti di farlo, sono stato all’ospedale 5 giorni tra flebo e tutto. Poi stai veramente male, avete in mente quando fate uso di dosi eccessive d’alcool , bene non c’è paragone. L’effetto di questo fungo è molto più forte e superiore all’effetto dell’alcool bevuto a quantità eccessive. Quando lo mangiai i primi 30 minuti non sentivo nulla, dopo cominciò a girarmi la testa, poi sbalzi d’umore molto repentini (mi sentivo bene d’umore poi male allo stesso tempo), poi cominciai a sputare chiazze di vomito impressionanti, poi dopo cominciai a sentirmi caldo, debole e cominciai a perdere i sensi a percepire le forme delle cose reali in maniera molto più grande, compresa l’erba che la percepivo come se si stesse movendo rapidamente. Sentivo suoni e odori strani….poi dopo un po’ mi risvegliai all’ospedale, per fortuna ero nel giardino di casa mia e dei vicini realizzarono il fatto e mi aiutarono. Mi dimisero dall’ospedale cinque giorni dopo ma per 2 anni andavo a fare gli esami per vedere se tutto era apposto, e durante questi due anni avevo cibi specifici che dovevo mangiare, non potevo mangiare tutto quello che volevo a causa del consumo di quel fungo che oltretutto mi compromise persino la parte della digestione, impedendone successivamente il consumo di certi cibi (tipo funghi commestibili, salumi, dolci a quantità eccessive). Quindi non pensare nemmeno che dopo la “sbornia di questo fungo” basti poco tempo per stare meglio ( non è alcool ma qualcosa di molto molto più forte) e gli effetti possono anche ripetersi nel corso anche di qualche anno e a me andò bene perché se ne mangi quantità eccessiva puoi anche lasciarci la pelle. CONSIGLIO: NON PROVARE QUESTO FUNGO!

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3 commenti
  1. Sembra non essere un caso che nell’Alice nel paese delle meraviglie sia particolarmente rilevante questa immagine di fungo, probabilmente l’autore era a conoscenza delle sue proprietà, probabilmente con un uso più smart del tuo caso. L’Alice tra le altre interpretazioni ha anche quella di un viaggio (trip)… Vi sono molte allusioni a effetti allucinogeni nei cartoonist dei primi cortometraggi della Disney…

  2. Cirano permalink

    Bravo “Otto”, bellissimo post.

  3. Maria Grazia Reami permalink

    E’ vero, molto bello e anche poetico.

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