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Risposta a Zorro: se il “sistema” non si può demolire … forse si può scantonare

23 febbraio 2015

Ricevo da un “piccolo gruppo di cittadini verbanesi” che si firma G.R.U.V. (Gruppo Resistenza Umana Verbania) il simpatico invito a commentare il loro ultimo post sul loro blog I pensieri di Zorro dal titolo

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Fare soldi e….agire razionalmente

ovvero

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che invito a leggere prima della risposta che segue.

cappello zGrazie del stimolante invito, alla comune ricerca del tasto nascosto … o forse di una diversa tastiera se non di tutt’altro strumento.

Sulla costante distorsiva niente da ridire, lo dicevamo in tanti alla fine degli anni ’60 del secolo scorso: il vizio è del “sistema”.

Ma col passare dei decenni – e da qui parlo per me perché le strade di noi di quella generazione si sono in gran parte divise e divaricate – mi son reso conto che il “sistema” assomiglia assai poco al Moloch che pensavamo di contrastare. Al di là della “costante distorsiva” che ha certo radice nella separazione fra valore d’uso e valore di scambio e pertanto tra la qualità di un prodotto e il suo valore economico, il “sistema” si è dimostrato molto più flessibile, magmatico, cangiante, capace di adattamento, di deviare e rimettersi poi in carreggiata, di reggere i colpi, di quanto fossimo in grado di immaginare. Più che un Moloch terrificante o un Levitano hobbesiano mi vengono in mente altre immagini. Un flessuoso e accattivante gattopardo (cambiar tutto perché nulla cambi) e una fiumana maleodorante e gelatinosa che tutto invade e corrompe (Blob, il fluido mortale).

Lottavamo contro la società autoritaria e l’autoritarismo, per poi accorgersi che la società permissiva ha poco a che vedere con la felicità e la realizzazione; contrastavamo divieti e censure e ci ritroviamo in una società dove più o meno tutto è lecito. Il sociologo francese Alain Ehrenberg ne parlava già agli inizi degli anni ’90: la depressione – sindrome della società moderna – si è trasformata da patologia della colpa (in conflitto con l’es, con il desiderio) in patologia dell’insufficienza (in conflitto con il “culto della performance”, della prestazione) con benefici crescenti (la costante di cui sopra) per l’industria farmaceutica: la società del Prozac. Lottavamo contro la scuola d’élite (la scuola di classe) per ritrovarci in una scuola di massa dequalificata: riforma Moratti, corsi di laurea triennali che di “universitario” spesso han ben poco, ed ora la “buona scuola” in sintonia con la superficialità pubblicitaria dei tweet renziani.

E potrei continuare.

Il giornalista (e non solo) Valentino Parlato soleva ripetere: “nel mercato la cattiva merce caccia quella buona” (altra declinazione della costante distorsiva).

Zorro masch

Da un po’ di tempo mi interessa maggiormente, rispetto al “sistema” (rispetto alla/e costanti di lungo periodo), capire la “fase” (le specificità di medio – breve periodo). Non è escluso che qui si possa prevedere (o almeno intravedere) qualche possibile via d’uscita (o perlomeno di scantonamento).

C’è un aspetto tra gli altri che mi viene in mente (ne avete accennato con il primo esempio), una contraddizione su cui forse si può “lavorare”. La finanziarizzazione dell’economia (da “D – M – D+” a “D – D+”) accelera il trasferimento di ricchezze e la divaricazione crescente tra un numero sempre più piccolo di ricchi sempre più ricchi e l’impoverimento crescente di tutti gli altri (nemmeno ai tempi dei Faraoni, si è detto, esistevamo differenze tali di reddito). Questo è in contraddizione (vostri esempi 2 e 3) con le esigenze di ampliamento del mercato. Certo una parte della produzione si orienta allora verso le nuove élite. Mi diceva un operaio della Bialetti: qui ormai si produce solo “l’alta gamma”; il resto è prodotto nei paesi dell’est dove il lavoro è a basso costo.

Ma i ricchi sempre più ricchi potranno acquistare prodotti sempre più costosi ma la loro ricerca famelica è quella della ricchezza non tanto dei beni di lusso e comunque prima o poi si crea un sovracccumolo, un ingorgo.

E dall’altra parte i beni “di massa” sempre di peggior qualità e (relativamente) a basso prezzo si scontrano con le disponibilità economiche sempre minori dei possibili acquirenti.

L’ingegner Valletta non godeva certo di simpatie diffuse né tra gli operai né a livello sociale; eppure il suo onorario non superava di 30 volte quello di un semplice operaio della FIAT. Certo allora sembrava tanto. Ma l’amatissimo Marchionne (elogiato a destra e manca) pare abbia un “onorario” tra le 800 e le 1000 volte superiori ad un operaio dell’azienda che dirige.

Naturalmente è solo un esempio: di redditi esorbitanti di manager pubblici e privati (e aggiungo di calciatori, uomini di spettacolo ecc.) è pieno il nostro paese.

Il “paese” non è più povero; sono le persone più povere.

Pensare a forme redistributive può essere una risposta (di fase, se non di sistema).

I giovani socialisti svizzeri hanno non molto tempo fa proposto un referendum per impedire, nello stesso settore di lavoro, stipendi superiori oltre le 10 volte di quello più basso.

Certo il referendum è stato democraticamente bocciato dagli elettori elvetici e i promotori son stati bollati come ingenui.

Ma almeno hanno avuto il coraggio di porre all’attenzione il problema.

Mi fermo qui anche se mi vengono in mente altri “scantonamenti”. Semmai a commento della vostra prossima puntata

Buon lavoro e buona resistenza umana.

Gianmaria

icona zorro

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From → Πόλις

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