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Ri-Nuova Resistenza Unita

4 dicembre 2014

È in distribuzione in questi giorni l’ultimo numero del 2014 di Nuova Resistenza Unita, testata nata nel 1969 come “Resistenza Unita – Notiziario mensile del Raggruppamento Unitario della Resistenza (ANPI – FIAP – FIVL) e dell’Istituto Storico della Resistenza in Provincia di Novara «P. Fornara»” e dal 2001 trasformatosi in “periodico dell’Associazione Casa della Resistenza”. Da quattro numeri ha assunto una rinnovata veste grafica nella ricerca di una nuova strada, nel formato e nell’impostazione tematica, più in sintonia con le nuove generazioni di lettori.

Riporto di seguito l’Editoriale e il sommario, ricordando che il Periodico, per chi non lo riceve in abbonamento, può esser richiesto alla Associazione via mail [1] o, ancor meglio, ritirato direttamente a Fondotoce.

 

NRU cop n. 6 2014

 

Editoriale

 Società della comunicazione, società della conoscenza, due espressioni equivalenti come suggerisce il premio Nobel Elenor Ostrom: conoscenza e comunicazione sono i “beni comuni” che caratterizzano la nostra epoca. La trasformazione è stata rapida. Sono giusti sessant’anni dalle prime trasmissioni televisive nel nostro paese. Sommersi oggi da un eccesso di comunicazione stiamo imparando a distinguere, a orientarci e il “come si comunica” è una delle possibili bussole.

 Di pelle: comunicazione epidermica che scorre veloce, immediatamente superata e sostituita dalla successiva. La forma pura sembra quella del cinguettio, alla velocità dei 140 caratteri di Twitter. Nata per informare nel più breve tempo possibile, in tempo reale, nel mondo globale, viene da molti confusa come modernità riformatrice a cui tutto (relazioni personali, cultura, politica …) deve uniformarsi. Col risultato di un epidermico vuoto relazionale, culturale e politico.

 Di pancia: espressione di sfogo, reazione incontrollata, paura, rancore, rabbia. Se da sfogo personale momentaneo, manifestazione di un bisogno represso, espressione di un disagio, diventa modalità prevalente e volutamente perseguita per alimentare paure e frustrazioni collettive dà vita a nuovi sonni della ragione generatori di mostri. E nell’Europa che non riesce a trovare un ruolo nel mondo non più bipolare, i suoi cultori stanno crescendo in modo preoccupante.

 Di cuore: le emozioni connesse ai valori quali solidarietà, empatia, riconoscenza, il sentirsi partecipe di una comunità di intenti, il sogno quando questo non è fuga o rifugio, ma auspicio e molla all’agire. Con una accortezza: le emozioni non possono perdurare a lungo e tanto più son forti tanto più han bisogno di placarsi, di lasciar spazio al viver quotidiano per non trasformarsi in ossessione o, al contrario, in ritualità abitudinaria.

 Dell’occhio: la nostra società della comunicazione è anche la società dell’immagine dove la comunicazione visiva non è più di accompagnamento, di “illustrazione” delle altre modalità, di altri testi, di altri messaggi, ma ha una sua autonomia e una sua forza. E se le modalità delle forme comunicative si trasformano rapidamente, quella visiva è quella in cui questa continua trasformazione è più rapida ed accentuata. Quella in cui all’immediatezza del messaggio ricevuto corrisponde una maggior complessità e una continua richiesta di innovazione dal lato dell’elaborazione.

 Di testa: riflessione e approfondimento che richiedono pause e tempi più distesi, non adeguandosi ai tempi brevi dell’informazione in tempo reale e delle emozioni. Suo strumento è la parola pensata, rielaborata e scritta, sua cifra la razionalità, suo prodotto la conoscenza. Suo rischio è quello di esser sommersa dalle altre comunicazioni e per evitarlo può intraprendere due strade opposte. Isolarsi, crearsi uno spazio elitario e negarsi pertanto come bene comune. Oppure allearsi con altre forme di comunicazione: la nostra società multipolare e multiculturale è anche una società pluri-comunicativa.

 Comunicazione e conoscenza, se adeguatamente calibrate, permettono alla memoria collettiva di mantenersi e rinnovarsi nel tempo. Rinnovarsi perché il “come si comunica” è anche e sempre più “cosa si comunica”.

 Questa piccola testata è nata con un grande compito, esser strumento di comunicazione, di intermediazione fra chi i valori della libertà e della democrazia li ha concretizzati nella lotta di liberazione, i partigiani e i resistenti civili di allora che ormai ci hanno in gran parte lasciati (ma non abbandonati), le associazioni che a quei valori esplicitamente si rifanno e le generazioni che si succedono e che da una sempre rinnovata conoscenza e memoria possono trovare alimento per “resistere oggi”.

Nata – ricordava quindici anni fa Mauro Begozzi – come “una via di mezzo tra notiziario e rivista”, consapevole che oggi le “notizie” hanno canali più tempestivi per comunicare, vuol provare ad esser oggi un po’ più rivista. Ma una rivista dove la riflessione e l’approfondimento (di testa) vuol sperimentare l’alleanza con il cuore e con l’occhio: con la riconoscenza per il debito verso chi ci ha lasciato e con il rinnovamento grafico e visivo. Chiediamo ai lettori vecchi e nuovi di aiutarci a trovare la strada giusta con i loro commenti e le loro critiche e, perché no, con la loro attiva collaborazione.

 Gianmaria Ottolini

 

Sommario

  •  Verso un’agorà di saperi- Il Sistema bibliotecario del Verbano Cusio Ossola, di Andrea Cassina
  • Un viaggio tra ferite profonde. Con l’Aned nei Balcani – Settembre 2014, di Marco Travaglini

Travaglini

  • Goglio, 19 Ottobre 2014. Lo spirito della Resistenza continua a vivere, di Antonella Braga

Antonella

  • Il tempo che non abbiamo vissuto, di Isabella De Gaspari
  • Amelia Valli / Gisella Floreanini, di Alessandra Gebbia
  • … riconoscenze e ricordi

 


————————————–

 

[1] mail: info@casadellaresistenza.it

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