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Verbania. Abbellire il declino? No grazie. Cerchiamo Gabriella.

14 luglio 2013

Il Commissariamento di Verbania e la scadenza politica amministrativa, ormai a meno di un anno, han fatto sì che il dibattito su cosa dovrà (o potrà) essere la nostra città si è aperto.

Eventi tragici che l’hanno di recente scossa hanno fatto riemergere con forza un bisogno di comunità e il desiderio di intravedere una via d’uscita al suo declino in particolare per le più giovani generazioni.

Non tutte le proposte e non tutte le osservazioni vanno ovviamente però nella stessa direzione.

C’è un gruppo (una costellazione) di posizioni, osservazioni, suggestioni ecc. che mi sembrano accomunate da una visione comune di fondo. Cerco di esprimerla (non mi riferisco a persone specifiche ma ad una tendenza – non sempre consapevole – che accomuna molte posizioni e proposte…). Tento di esplicitare questa tendenza per poi spiegare perché non la condivido.

Viviamo in un posto bellissimo, ma la qualità dei servizi e della “cura” con cui teniamo la nostra città non la rende totalmente vivibile. Compito di una futura amministrazione dovrà essere allora quella di far vivere al meglio i verbanesi nella loro città, garantendo i servizi e l’aspetto della città. In questo modo anche altri nuovi abitanti potranno esservi attratti e venire a risiedervi.

Bisogna incrementare il senso civico dei cittadini (o il loro senso di comunità) perché vi sia cura collettiva (dalla pulizia delle strade ai fiori sui balconi ecc.)

Il tutto viene talora espresso con immagini del tipo Verbania città salubre (o della salute); città giardino e simili.

 Verbania-Pallatzo-City-Map.mediumthumb

Perché non condivido?

Il declino è economico e demografico. I giovani abbandonano Verbania per trovare lavoro altrove.

Non sarà certo qualche cartaccia per terra in meno, qualche aiuola in più, qualche lavoratore vicino alla pensione che sceglie di venire a vivere a Verbania per poter passare una vecchiaia tranquilla che invertiranno il declino.

Io personalmente vivo bene a Verbania, ma se intendo dedicar parte del mio tempo al futuro di questa città, non è certo per viverci meglio ma per poter contribuire ad un possibile futuro per le prossime generazioni.

Quello di cui abbiamo bisogno è una città vitale (e ringrazio Roberto che mi ha suggerito l’espressione).

Servono allora due poli.

Da un lato sollecitare, mettere in rete, stimolare, indagare ciò che di vitale già c’è nella nostra città. Penso alle associazioni (culturali, sportive, di volontariato) di cui Verbania è sempre stata particolarmente ricca. Alla piccola imprenditoria innovativa, al mondo delle nuove tecnologie e dei nuovi lavori.

Servono poi idee, progetti, sogni che possono nascere qui ma anche esser sollecitati da esperienze anche lontane.

Senza un futuro che dia una svolta, non solo non serve “l’abbellimento” ma, come già osservavo in una precedente nota la vita di una città è un po’ come quella delle persone. Quando l’orizzonte del futuro si restringe, quando non ci sono speranze e progetti per il futuro anche la cura odierna di sé degrada. Non c’è senso civico che tenga.

Gabriella

Nella mia piccola biblioteca che tengo in baita, oltre a un certo numero di romanzi di fantascienza c’era un romanzo di Jorge Amado che non avevo ancora letto: Gabriella garofano e cannella.

gabriella

Non solo è un bel romanzo contro il femminicidio dove la lugubre tradizione (noi diremmo dei delitti d’onore) viene fermata e rovesciata dal siriano Nacib Saad che, di fronte alla forza vitale di Gabriella, rinuncia a vendicarsi trasformandosi da “cornuto” in eroe cittadino e punto di svolta delle barbare e violente tradizioni.

È anche la storia di una città, Ilhèus, dove si confrontano i tradizionalisti del clan del fazendeiro Ramiro Bastos che, dopo aver contribuito allo sviluppo della “capitale del cacao”, non sanno far di meglio che proporre ed attuare abbellimenti della città (palazzi, giardini ed aiuole) e l’opposizione guidata da Mundhinho Falcao che intravede nel rinnovamento del porto la nuova possibilità di sviluppo.

Progresso culturale, civile ed economico della cittadina si intrecciano e la vittoria non può che andare a chi ha saputo individuare il punto possibile di svolta: nel caso specifico il rinnovo, tramite grandi opere di dragaggio, del porto di Ilhèus in modo da poter esportare direttamente il proprio cacao senza sottostare ai dazi della capitale.

Il porto di Ilhèus

Il porto di Ilhèus

Io non so quale potrà essere il “nuovo porto” da cui potrà ripartire Verbania: ma se non lo sapremo individuare e realizzare, non solo continuerà ad invecchiare la nostra popolazione, ma ancor più invecchierà e declinerà la vita cittadina.

Abbiamo bisogno della forza vitale di Gabriella e di uno (o più?) progetto/i che riapra/no le porte al futuro.

BWikipedia: B (named bee) is the second letter in the ISO basic Latin alphabet.

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4 commenti
  1. Cirano permalink

    Ciao Otto, ho letto il tuo post fatto 2 ore e 17 minuti fa, li scrivi di notte e io li leggo al mattino. Mi è venuto in mente quel gioco di gruppo nel quale ci si sussurra una parola all’orecchio del vicino in sequenza e si ride come dei matti quando, alla fine del giro, l’ultimo lo ripete ad alta voce un vocabolo completamente diverso da quello originario!

    • Meno male che la catena è abbastanza corta. Se no al posto di Gabriella … che so, magari Nutella 🙂

  2. Mi sembra un po’ riduttivo derubricare il dibattito latente in città sul tema della qualificazione della stessa a meri fattori estetici. La città indubbiamente non ha più un identità, capire quale sia la più condivisa dai suoi abitanti potrebbe essere un punto di partenza non da sottovalutare. Troppe volte ho sentido parlare dell’invecchiamento dei residenti unicamente in chiave “pessimistica”. Penso invece che gli anziani siano una risorsa anche in termini lavorativi, c’è una filiera dietro il loro benessere che non è mai stata sviluppata dal territorio e questo è lavoro di lungo periodo e qualificato. C’è lavoro nella bellezza, ed anche questo è economia potenzialmente qualificata… insomma , la complessità delle situazioni a mio avviso non consente una gerarchia così netta su cosa si debba fare prima. Tante cose sono da fare e probabilmente tante tutte insieme. La vera questione è : per quale obiettivo? … io non scarterei troppo semplicisticamente la “città della salute” la “citta giardino” la “città parco” e chi più ne ha più ne inventi, ma approfondirei meglio il loro obiettivo.

    • Evidentemente mi sono spiegato male; nel mio discorso l’estetica c’entrava poco. Non ho niente contro la bellezza, anzi! La vitalità di Gabriella è strettamente connessa alla sua particolare bellezza. Il tema dell’identità è complicato e non so se veramente Verbania ne abbia avuta una (condivisa); ha avuto certo delle vocazioni territoriali, me queste sono oramai declinate. Qui nasce la mia perplessità su tante proposte o modellistiche che ho raggruppato (è vero un po’ grossolanamente, ma era appunto per chiarire una posizione) “nell’abbellire il declino” dove “l’abbellimento” non è necessariamente estetico: posizioni che non mi sembrano affrontare quello che a mio parere è il nodo centrale del problema di Verbania, il suo declino, ma per certi versi accettarlo e assecondarlo e magari mascherarlo. E che vi sia un declino di VB penso non vi siano dubbi. Declino economico ed anche declino demografico (anche questo rilevabile con dati oggettivi quanto quelli economici e ancor più semplici da accertare). Non ho alcun giudizio negativo contro gli anziani (e non solo perché io in primo luogo lo sono); anzi essi costituiscono, grazie alle loro pensioni, un ammortizzatore sociale di rilievo nella nostra città (così come i frontalieri). Quando si parla di invecchiamento della popolazione si fa riferimento implicito all’indice di vecchiaia (http://it.wikipedia.org/wiki/Indice_di_vecchiaia ) e questo “invecchiamento” ci parla sì del numero degli anziani (che cresce) ma anche e soprattutto del numero dei giovani (che diminuisce). E questo è il problema demografico centrale di Verbania che riflette (e mette in luce) quell’altro: quello economico-sociale. Attualmente la popolazione anziana di VB (cito a memoria il mio amico Roberto che monitora costantemente il fenomeno) è il doppio di quella giovanile. All’inizio degli anni Settanta la situazione era esattamente il contrario. Tentare di vedere in questo un qualche aspetto positivo mi sembra un esercizio controproducente di ottimismo ingiustificato.

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