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Verbania che (non) sarà

2 giugno 2013

All’archivio di Stato si è conclusa il 31 maggio la mostra Verbania: la città che non sarà. Utopie urbanistiche nel concorso del ‘39 [1] che ha ricostruito con i materiali d’archivio il concorso di idee per un piano regolatore della “nuova” città indetto il 1° agosto 1939 a quattro mesi dalla costituzione del nuovo Comune. L’iniziativa era stata indetta dall’allora commissario prefettizio Domenico Campanelli e riguardava in particolare l’area tra Suna, Pallanza e Intra con l’intento di dar vita ad un centro cittadino che riorganizzasse la struttura policentrica del nuovo Comune.

Il progetto vincente (gruppo CZ 6 dell’architetto Giorgio Calza Bini) individuava il nuovo centro nell’area prospiciente il lago tra la foce del San Bernardino e le pendici della Castagnola. Qui avrebbero dovuto sorgere la Casa del fascio, gli edifici pubblici, le poste, la chiesa parrocchiale, le scuole elementari, il teatro ecc.

Mostra

Il sistema viario sarebbe stato riorganizzato con a monte di Pallanza e Intra il traffico pesante, più a valle le arterie di collegamento dei tre centri di Suna, Pallanza e Intra e lungo la costa (dal lungolago di Intra sino alla curva dell’Eden e poi sino a Suna) il percorso turistico.

Il piano regolatore fu poi commissionato e redatto ma restò lettera morta per gli eventi bellici successivi che non lasciarono spazio ad un progetto ambizioso e costoso.

I diversi progetti presentati erano il riflesso di un dibattito sulle caratteristiche che avrebbe dovuto assumere la nuova città: città industriale, o piuttosto mercantile, turistica, centro di soggiorno per persone anziane ecc.

Il progetto vincente, oltre alla monumentalità futuristica e al ruolo centrale degli edifici amministrativi, elementi caratteristici dell’epoca, mi sembra riflettere l’idea del centro di una città fortemente caratterizzata come città commerciale (porticato del palazzo degli uffici che richiama esplicitamente le antiche logge dei mercanti; la centralità di una apposita “piazza degli affari” ecc.) con parallela attenzione alla (diremmo noi oggi) vocazione turistica.

Analogie del presente

Mi sembrano interessanti (al di là delle ovvie diversità di contesto storico e di strutturazione attuale di Verbania) le analogie con l’oggi. Non solo e non tanto perché anche ora siamo sotto Commissario prefettizio (sembra che l’utopia più ambiziosa di quello attuale sia quello di togliere macchine – e relativi posteggi – da Piazza Garibaldi a Pallanza) ma per le caratteristiche del dibattito sul futuro di Verbania e per le relative proposte.

L’idea che Verbania abbia bisogno di un centro (che qualcuno oggi individuerebbe nell’area ex acetati); la logica per cui si parte da un “modello” di città (estrapolato dal presente oppure auspicato per il futuro) del tipo: città giardino, città turistica, città della salute, città della cultura ecc. e da questo modello se ne derivino poi le indicazioni, i progetti ecc.

La priorità dell’edificazione (dell’impatto del nuovo) rispetto al definirsi dei bisogni: non la stimolazione e il sostegno ad una serie di eventi ed attività tali che questi poi indirizzino verso i luoghi e le strutture fisiche a loro necessari, ma all’inverso creo una piazza affari così poi ci saranno gli affari, edifico un parco tecnologico e avrò ricerca e produzioni innovative, creo un centro eventi così poi vi sarà una città ricca di eventi di rilievo. Potremmo anche dire: si produce l’hardware senza preoccuparsi del software. Un modo per dilapidare risorse collettive e creare cattedrali nel deserto.

Infine l’opacità, la non trasparenza e il non coinvolgimento pubblico nelle scelte. In un ricorso dei progettisti esclusi (ricorso che non ebbe seguito) si sottolineava come dodici progetti con oltre 200 tavole siano stati analizzati e valutati in solo due sedute, tra l’altro con un membro della Commissione sostituito tra la prima e la seconda seduta. Infine solo i tre progetti vincenti furono mostrati al pubblico che così non fu messo in grado di valutare e confrontare l’insieme dei progetti.

Sognare Verbania

È male dunque prospettare delle utopie (urbanistiche e non solo) per la nostra città?

Direi proprio di no.

Forse occorre rovesciare l’ottica pensando appunto al “software”, dando vita ad idee e progetti che riescano ad “inventarsi” delle possibili nuove vocazioni per il nostro territorio o comunque a ripensare in modo del tutto nuovo quelle tradizionali (industria, energia, turismo, cultura, servizi alle persone ecc.).

Magari rileggendo quelli che sinora erano considerati quali limiti e negatività, come fonte di nuove opportunità.

La mancanza di un “centro”, e pertanto il policentrismo come vocazione plurale che si proietta all’esterno in aree (la collina, il retroterra montano, la piana, il lago) e pertanto in ambiti e attività diversificate.

Il non esser mai stata Verbania effettivo capoluogo provinciale, unitamente al sostanziale fallimento della provincia del VCO, come possibilità di guardare altrove (la Svizzera, l’altra sponda del lago ecc.).

L’esser periferica nella regione piemontese quale possibilità di diventare ponte tra territori diversi.

La “fuga” di giovani e persone di talento come risorsa in grado di collegarci a nuovi territori e a nuove esperienze da conoscere, valorizzare e magari importare creando opportunità per i nostri giovani e attrattiva per quelli di altri territori.

Guardare meno al proprio ombelico, al passato e al presente verbanese, guadando e scrutando più lontano nello spazio e più avanti nel tempo.

Il declino della nostra città non si arresta facendo l’elenco dei nostri mali e, come ho già scritto, dando vita a paralizzanti risentimenti.

Insomma servono idee, suggestioni nuove, direi anche: urgono sogni collettivi.

Manutenzione dell’esistente vs progettazione del nuovo?

Durante l’amministrazione Zanotti ero consigliere comunale e nell’allora maggioranza e in Consiglio più volte si era aperto il dibattito fra priorità della manutenzione (la cura e l’abbellimento della città) e l’investimento in nuovi progetti: quale la priorità fra i due poli o quale l’equilibrio da tenere.

Ripensandoci oggi, mi pare un dibattito fuorviante.

Cerco di spiegarmi con un esempio. Per inciso non intendo usare questo blog (frattali di speranza) per denunciare scempi, malefatte ed incurie. C’è già chi lo fa più che bene, in particolare il sito di Cittadini con Voi, in particolare nella sezione Vivi Verbania.

In commissione urbanistica, non ricordo l’anno, si era affrontato il progetto di edificazione a schiera in Via al Collegio: il progetto approvato prevedeva, a partire dalla casa a schiera più in alto, di fronte alla vecchia entrata del Collegio S. Maria, la realizzazione di una area di parco pubblico che scendeva, con apposito percorso e relativa illuminazione con lampioni, sino alla Via dei Villini. Si sarebbe così aperta una nuova area pubblica e nello stesso tempo un percorso pedonale che avrebbe permesso di congiungersi con Via al Collegio in mezzo al verde e di raggiungere più agevolmente a piedi la Villa e la chiesetta di S. Remigio. Una valorizzazione delle bellezze della Castagnola ed un incremento del patrimonio pubblico.

Ebbene le villette sono state realizzate, i lavoro dell’area parco iniziati, con tanto di percorso pedonale e posa dei lampioni, ma ora il cantiere è abbandonato, l’area invasa dalle erbacce, chiusa a valle mentre a monte lo sbarramento è divelto.

L'area da valle

L’area da valle

100_4307 100_4308Il cantiere abbandonatoil cantiere abbandonato

Da monte

L’area vista da monte

Via al Collegio

Via al Collegio

Non mi risulta che l’amministrazione sia intervenuta e, parlatone con il presidente del Consiglio di quartiere, non risulta nemmeno che nessun abitante abbia mai posto il problema. Lo stesso per i sentieri pedonali della Castagnola che tra i muretti delle ville permettono percorsi non asfaltati e visuali inedite: dalla tromba d’aria dello scorso agosto sono ancora pieni di detriti e in più punti transitabili a fatica.

Si tratta, come dicevo solo di un esempio, e non si fa fatica a trovarne altri in ognuna delle frazioni cittadine.

Allora ho pensato: la vita di una città è un po’ come quella delle persone. Quando l’orizzonte del futuro si restringe, quando non ci sono speranze e progetti per il futuro anche la cura odierna di sé degrada.

Una città che è collettivamente orientata verso un futuro (ideato, progettato, sognato) è una città viva e pertanto una città che ha quotidiana cura di sé. Mentre una città che ha smarrito ogni idea del proprio futuro non sa respirare il presente.

L’alternativa allora non è fra manutenzione/cura del presente e investimento/progettazione nel nuovo, ma fra il declino con tutte le sue implicazioni (economico-sociali, relazionali oltreché urbanistico – ambientali) e capacità di reazione al declino ripensando e riprogettando al futuro.

Un anno di commissariamento tendenzialmente rappresenta un anno di morte civile, di sospensione di ogni decisione e pertanto di aggravamento del declino. Sta alle forze vive della città – nei partiti e nei movimenti del centro-sinistra come nell’associazionismo diffuso – “darsi una mossa”, uscire dai rispettivi gusci e iniziare a ragionare collettivamente sui possibili domani della nostra città, su come invertire l’attuale declino.

Non ci rimane molto tempo a disposizione.

——————-

1. Cfr. fotogallery Verbania, in mostra i progetti fermati dalla guerra (da La Stampa.it)

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6 commenti
  1. Maria Grazia Reami permalink

    Ho capito perché in Castagnola era tutto stato lasciato così. Grazie. Nessuno spiega mai niente.

  2. Pietro permalink

    La mancanza di un progetto futuro, frena anche il possibile e necessario miglioramento dell’esistente. Concordo. C’e altro da dire e aggiungere anche a proposito di apertura di percorsi.
    Torno a proporre un confronto aperto per aree e per trovare forme e modi di intervento, anche attraverso forme di volontariato, per risolvere alcuni problemi di manutenzione e non solo.

  3. Cirano permalink

    Molto bello il post lo segnalerò ai miei amici. Posso dirti che ti è scappata un “h” di troppo? Scusa, “manie” più legate al girdinaggio che alla grammatica, se c’è un’erbaccia non posso fare a meno di estirparla, fallo tu per me!
    🙂

    • Grazie e buon girdinaggo! 😉 Ti assumo quale correttore di bozze! Io lo faccio spesso per altri, ma su di sé ci vorrebbe attenzione quadrupla. Mi scappa spesso qualcosa!

      • Cirano permalink

        🙂 capita spessissime anche a me quando sono concetrato su quello che voglio dire e non su come schiaccio i tasti!

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  1. Verbania. Abbellire il declino? No grazie. Cerchiamo Gabriella. | fractaliaspei

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