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Lo sport del doping

29 maggio 2013

Lunedì 3 giugno a Gravellona [1] sarà presente Alessandro Donati per presentare la nuova edizione del suo libro Lo sport del doping. Chi lo subisce, chi lo combatte [2].

È un’importante occasione non solo per chi si occupa e si appassiona di sport, ma anche per tutti coloro che si impegnano nei campi delle dipendenze, della prevenzione e della legalità.

Donati è stato maestro dello sport del Coni, allenatore delle squadre nazionali di atletica di velocità e mezzofondo e grande innovatore nel campo delle tecniche di allenamento. Dopo la rottura con il Coni di cui ha denunciato le malefatte, attualmente è l’unico italiano consulente del Wada (l’agenzia mondiale antidoping)[3].

Nel 1989, per l’editore Ponte delle Grazie pubblicò Campioni senza valore con la prefazione di Gianni Minà [4], denunciando senza mezzi termini la macchina infernale del doping nel campo dell’atletica supportato e sorretto da parte del Coni e  delle Federazioni nazionali. Il libro divenne subito introvabile non perché esaurì le vendite ma perché ci fu chi, per nascondere le denunce ivi documentate, si operò per farlo immediatamente sparire. Oggi è scaricabile gratuitamente dal sito di ADS Play Sport e lo stesso Donati dice che l’unica copia in suo possesso l’ha scaricata da internet.

Lo sport del doping ha avuto per fortuna un’altra storia: uscito nell’ottobre del 2012  è andato presto esaurito (questa volta per le effettive vendite) ed ora è appena uscita la seconda edizione aggiornata ed ampliata. Donati tra l’altro ha rinunciato ai diritti d’autore a favore del Gruppo Abele e di Libera.

 

Ho regalato per Natale la prima edizione del libro a mio figlio Saverio (che opera professionalmente nel campo dello sport [5]) e quando gli ho detto che gli avevo procurato un libro sul doping mi ha detto (cito a mente): Guarda che i libri che ci sono sul doping sono più o meno tutti delle prese in giro. Quando poi lo ha letto mi ha detto: Questo finalmente è un libro serio, che dice quello che gli altri tacciono. Lo ho anche prestato ad alcuni degli atleti che seguo.

Gli ho chiesto pertanto di scrivere un suo commento al libro – che riporto di seguito.

Io mi riservo, dopo averlo letto e dopo l’incontro con Donati, di esprimere il mio punto di vista da cittadino e da persona che si occupa di prevenzione.

 sport del doping

Commento al libro di Donati  di Saverio

 Leggere questo libro è stato un enorme piacere ma allo stesso tempo le sue pagine hanno nuovamente aperto una ferita mai guarita .

Per tutte le persone che si occupano di sport solo da appassionati o lo praticano a livello amatoriale molti dei contenuti del libro potranno risultare “sconvolgenti” e, se non fossero puntualmente documentati, potrebbero sembrare azzardati o parzialmente inventati.

Purtroppo le verità raccontate sono provate oltreché sconvolgenti.

 Invece, per chi come me oltre a praticare ad alto livello diverse discipline, ha studiato e attualmente lavora in ambito sportivo, il libro di Donati riporta a galla vicende già conosciute e, grazie alla precisa documentazione e ad un racconto puntuale, aggiunge informazioni e colma qualche perplessità.

È un libro che dovrebbero leggere tutti gli sportivi, ma soprattutto tutti “gli appassionati di sport”, tutte le migliaia di persone che seguono alla TV le partite delle squadra del cuore, le imprese dei campioni del pedale, le sfide al limite dei centesimi dei nuotatori. Forse non arriverebbero a cambiare mentalità e modo di vedere lo sport ma sicuramente potrebbero, mantenendo pari passione e calore, ragionare maggiormente sulla realtà delle cose arrivando ad avere un approccio più “critico e informato”.

Mi piacerebbe che dopo aver letto questo libro qualcuno non si arrabbiasse più per la sostituzione a fine anno dell’attaccante del cuore, ma perché la carriera dei suoi beniamini dura pochissimo in quanto gli atleti vengono spremuti e consumati, spesso spinti al di la delle loro possibilità (sia legalmente che illegalmente).

Mi piacerebbe che, leggendo questo libro, le persone perdessero l’ingenuità che ancora oggi fa sì che le vicende di doping vengano considerate “casi occasionali”.

Partendo dagli amatori fino alle categorie professionistiche i fatti ci dimostrano che oggi, dopo l’emergere di tanti scandali, la realtà non è cambiata e purtroppo, con leggi e metodiche antidoping poco efficienti, ciò che emerge è solo l’apice.

È difficile poter diffondere una corretta cultura sportiva in un mondo dove sponsor e grandi interessi stabiliscono le regole del sistema, dove ogni tipo di informazione è veicolata ed impostata con precisi obiettivi.

 L’unica mia parziale differenza di opinione rispetto all’autore è inerente al concetto di “modello” di atleta. Il fatto che vengano creati modelli artificiali a cui i giovani possono ispirarsi, senza considerare che molti dei successi di questi miti sono artificiali, NON GIUSTIFICA il fatto che un ragazzo venga poi spinto a SBAGLIARE STRADA. È vero che un contesto corrotto non è un buon ambiente in cui un giovane può formare la propria esperienza atletica, ma allo stesso tempo questo non deve essere un’attenuante per sminuire le scelte scorrette degli sportivi.

In tutte le esperienze di vita le persone si trovano a dover scegliere tra quello che è onesto, corretto e ciò che non lo è. Un ragazzo può crescere in un quartiere malfamato, ma in ogni caso riuscire a non diventare un criminale. Se da una parte il Coni e le federazioni nazionali hanno tutte le loro colpe (morali e giuridiche) ben evidenziate da Donati, dal punto di vista sportivo a mio parere LA COLPA È IN OGNI CASO DEL SINGOLO; SIAMO NOI CHE PRENDIAMO LE DECISIONI PER IL NOSTRO FUTURO ED È A NOSTRO CARICO L’ESITO ED IL RISULTATO DELLE NOSTRE SCELTE. Troppo facile considerare le attenuanti dovute al contesto, alla società, al sistema.

Io per anni ho corso in bici partendo dalle gare amatoriali fino a confrontarmi a livello ELITE in ambito internazionale, e tuttora continuo ad allenarmi e a fare ricerca per studiare a fondo le risposte fisiche della macchina umana, ma mai e poi mai mi è passata per la testa l’idea di poter migliorare “artificialmente” una mia prestazione.

Se vinco una gara ringrazio le mie gambe e la mia testa, se perdo ragiono su cosa ho sbagliato e torno più motivato per migliorare dove gli altri mi hanno battuto, e comunque (con grande dispiacere) accetterò la sconfitta e stringerò la mano a chi ha fatto meglio di me in quanto atleta di maggior valore.

 Saverio Ottolini

 

———————————

1. Presso la libreria Margaroli (Parco Commerciale dei Laghi), ore 17.30.

2. Edizioni Gruppo Abele, maggio 2013. Nel link del testo il video di presentazione a cura di Libera Piemonte.

3. Cfr. anche il Codice Mondiale Antidoping WADA e il Sito ufficiale.

4. Cfr. anche “Campioni senza valore” – Il libro scomparso di Alessandro Donati

5. Diplomato ISEF, preparatore, responsabile del Centro SportAttitude, collaboratore di riviste e siti del settore.

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4 commenti
  1. Cirano permalink

    Pratico il basket da 43 anni (sono pensionabile anche con la riforma Fornero) e, ancora oggi nel mio gruppo “Basket Anzianotti” l’unico doping è la grigliata di fine stagione! Grazie Otto giro la segnalazione ai miei compagni della palla a spicchi!

  2. Sto leggendo il libro ed è veramente sconvolgente. Tra l’altro è scritto bene, scorrevole anche per chi come me non ha competenze specifiche riferite all’atletica. Sembra quasi di leggere un giallo: colpi di scena, suspense ecc.

  3. dott. Bruno Fioravanti permalink

    il tema dello sport e dei tentativi dell’uomo di migliorare le sue prestazioni è presente da sempre nella storia: negli ultimi anni, col contributo delle Neuroscienze, possiamo aggiungere ai dati precedenti due fattori importanti per la comprensione, che sono gli schemi genetici, modificati in ogni individuo dalla sua vita (respirazione e movimento soprattutto), e i meccanismi della gratificazione. Grazie ai primi viviamo istante dopo istante, per i secondi cerchiamo di provare nuovamente una sensazione che ci è piaciuta: questi ci servono per trarre piacere dagli stessi meccanismi di sopravvivenza. Facendo sport, e soprattutto allenandosi sempre di più, l’atleta produce condizionamenti all’attività del proprio sistema nervoso (l’organo che controlla ad ogni livello la “macchina umana”), ed i risultati sono (schematizzo naturalmente): miglioramento delle performances specificamente addestrate, ma anche, necessariamente, perdita del controllo fine di altre attività “limitrofe” gestite dal cervello. Inoltre può “stararsi” il meccanismo di gratificazione,per cui l’atleta tende sempre più a voler trarre piacere dallo sport, diventando la gratificazione sempre più lo scopo dell’attività cerebrale. Questo porta da un lato alla ricerca di sostanze dopanti, e dall’altro ad un pesante, a volte, costo biologico (=diminuzione dell’attività fine di controllo da parte del cervello su tutte le funzioni dell’organismo), che può manifestarsi come stress, insonnia, crisi di panico, depressione, instabilità dell’umore, infezioni ricorrenti, disturbi alimentari, e così via.

    Purtroppo domani sera non potrò partecipare all’incontro, ma mi piacerebbe continuare questo discorso con Donati, Saverio e con altri sportivi, per condividere le notizie sia in campo neuroscientifico sia in quello nutrizionale.

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