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Vittorio Beltrami. Un partigiano in paradiso

3 maggio 2013

Viene presentato oggi 3 maggio, alla Fabbrica di Carta (Villadossola), il volume curato dalla Casa della Resistenza dedicato a Vittorio Beltrami, il compianto Presidente della Casa della Resistenza. Il libro ripropone il breve testo di Vittorio, ormai esaurito, Un’avventura etica, alcuni altri suoi scritti ed una intervista. Completano il testo ricordi, testimonianze e commemorazioni tra cui segnalo quella di Mauro Begozzi: Vittorio Beltrami “costruttore di pace”. Ricca la rassegna fotografica.

Vittorio Beltrami

Tra gli altri un mio breve ricordo che riporto di seguito.

Le ultime foto di Vittorio

Venerdì 14 dicembre 2012 si è tenuto il primo Consiglio di Amministrazione della Casa della Resistenza senza la presenza del nostro Presidente. La sua scelta di una “uscita di scena” del tutto privata con l’annuncio della sua scomparsa a funerali avvenuti da un lato ci ha colti di sorpresa e dall’altro ci ha confermato sul modo di concepire il suo ruolo di “personaggio pubblico” – prima uomo politico, presidente del Consiglio Regionale del Piemonte,  poi Presidente di quella che con caparbia definiva “la più grande Casa della Resistenza d’Europa” – : l’uomo pubblico è tale in quanto rappresenta i valori in cui si riconosce, l’uomo privato deve rimanere tale, nel suo piccolo e nella sua fragilità. Ma è proprio in questo voler negarsi in pubblico come persona privata, che sta la grandezza di Vittorio e che tutti, pubblicamente, gli hanno riconosciuto.

Vittorio era un uomo mite ma anche a suo modo determinato e caparbio: ascoltava con attenzione, ma se non era d’accorso con qualcosa o qualcuno era estremamente difficile smuoverlo e bisognava avere ottimi argomenti per riuscire a fargli cambiare idea. Su quella che doveva esser la linea di indirizzo della “Casa della Resistenza più grande d’Europa”, sul ruolo del Consiglio di Amministrazione, sui contenuti, ad esempio, della Galleria della memoria o di un filmato da noi prodotto, sull’utilizzo rigoroso e parsimonioso dei fondi a disposizione non transigeva. E in questo far coincidere centralità dei valori della memoria e del debito ai caduti con la più rigorosa amministrazione del patrimonio e delle attività della nostra Associazione, ha rappresentato un duraturo insegnamento per tutti noi.

Presidenza 1

Quando ho saputo della sua morte ho cercato tra le mie tante fotografie relative alle celebrazioni e alle iniziative della Casa della Resistenza quelle in cui era ritratto Vittorio e mi sono arrabbiato con me stesso per averne pochissime. Le più recenti risalivano addirittura al giugno 2003 in occasione della intestazione dell’auditorium dell’Istituto Cobianchi ai due allievi caduti a Trarego – Luigi Velati e Gastone Lubatti – e al febbraio 2004 a Trarego in occasione della convenzione firmata fra Istituto Cobianchi, Comune di Trarego e Casa della Resistenza per il riconoscimento e la tutela del memoriale di Promé quale luogo della memoria.

Trarego 1

Guardando meglio tra le foto più recenti ho poi trovato le ultime due, relative alla precedente commemorazione di Fondotoce. Vittorio è fra il pubblico, semi-nascosto dietro lo striscione “Ieri oggi Resistenza sempre” sorretto da giovani e partigiani.

SONY DSC

SONY DSC

E allora ho capito: non sono stato io a non averlo fotografato, ma era suo preciso volere comparire il meno possibile, anche nello stesso luogo dove rappresentava ufficialmente  l’istituzione “La Casa della Resistenza” che si era assunta la tutela del memoriale di Fondotoce; Casa della Resistenza che proprio lui aveva voluto con una apposita legge regionale e che aveva sino alla sua scomparsa diretto.

Penso sia giusto pubblicare i dettagli di quelle due fotografie a conferma che la grandezza non corrisponde all’apparire.

Di Vittorio ricordo in particolare due espressioni ricorrenti.

La prima era “robusto” (e ” robustezza”): faceva impressione sentirla nella sua voce tenue accompagnata dal suo portamento gracile. “Robusto” non era evidentemente per lui un attributo fisico ma l’espressione forte di una qualifica morale; robusto uno scritto, una testimonianza che riusciva ad esprimere in pieno i valori della Resistenza, quella che nel suo scritto definisce una “Avventura etica”. “Episodi in cui c’era robustezza di tensione” e più in generale la “robustezza degli eventi” ai quali afferma “non sono stato assente” e, anche qui, con ritrosia, a rimarcare come  il suo contributo non fosse quello delle “grandi gesta” ma quello di “un testimone di quel tempo”.

La seconda espressione era relativa al modo in cui puntualmente concludeva le sue telefonate, anche quelle in cui le reciproche posizioni non convergevano: “Un abbraccio”.

Un abbraccio, Vittorio.

Gianmaria

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