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Verbania commissariata

29 aprile 2013

Il commissariamento di un Comune è un atto eccezionale di sospensione dell’attività democratica che prevede lo scioglimento del Consiglio Comunale e la nomina governativa di un Commissario che riassume in sé tutti i poteri del Sindaco e del Consiglio Comunale come prevede l’art, 141 del DL 18.8.200 n. 267. Siccome “Il rinnovo del Consiglio …deve coincidere con il primo turno elettorale utile previsto dalla legge”, ovvero la prossima primavera, nel capoluogo del VCO per un intero anno la vita pubblica sarà congelata.

Cosa è successo di così grave?

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Non “atti contrari alla Costituzione o …gravi e persistenti violazioni di legge” e neppure “gravi motivi di ordine pubblico”. È successo che la crisi dell’amministrazione di centro-destra e la manifesta incapacità del sindaco Zacchera di governare la sua maggioranza vengano fatti ricadere sull’intera città.

È noto infatti come un Commissario di norma non assuma scelte o decisioni al di fuori della normale amministrazione e le esperienze di commissariamento, anche laddove i motivi erano ben più gravi, sono risultate prevalentemente negative. Per una città già in declino come Verbania questo è il frutto avvelenato e ricattatorio di un sindaco che non sa riconoscere i propri limiti e non vuol riconoscere il suo fallimento nonché di un centrodestra litigioso oltre ogni limite che si è frammentato e dove tutti litigano contro tutti; ognuno scarica sui comprimari (e, pro-forma, sull’opposizione) colpe ed  accuse sperando in questo modo di salvarsi a danno degli altri. Da tempo Consiglio comunale e Commissioni consiliari erano paralizzate non da un normale confronto fra maggioranza e opposizione ma dai litigi interni alle varie schegge impazzite della maggioranza.

 

Quattro anni

Tutto era cominciato con l’altisonante “Cambia Verbania”, i festeggiamenti per la vittoria elettorale sotto la Tettoia con un tripudio di bandiere verdi e tricolori e la consigliera comunale Mantovani che, con poco senso del limite e del ridicolo, inneggiava all’abbattimento del muro di Berlino anche a Verbania. E come non ricordare il primo Consiglio comunale al Palazzetto dello Sport con cori da stadio inneggianti alla nuova maggioranza e di ostilità ai “comunisti” dell’opposizione.

E poi il “Cambia Verbania” si è dispiegato quale progressiva sottrazione di tutto ciò che era ereditato dalle amministrazioni precedenti e con giravolte paradossali come quello della Lega che dopo aver fatto la campagna elettorale contro il Teatro in Piazza Fratelli Bandiera perché troppo costoso, si è poi schierata nettamente a favore del Centro Eventi all’Arena dai costi nettamente superiori e di fatto fuori controllo.

Il nuovo sindaco nel momento in cui ha dovuto uscire dal ruolo di oppositore e polemista si è rivelato un improvvisatore, assolutamente incapace di far squadra con il conseguente continuo cambio di assessori e portatore di un’idea di città che assomigliava più a quella di un plastico (qua una fontana, là un centro eventi, qui una bella aiola ecc.) che ad un corpo vivo, ad una comunità fatta di soggetti sociali e culturali da valorizzare ed attivare. Il fallimento del progetto (o meglio dello slogan) “Verbania capitale dei Laghi Europei” riassume in toto queste incapacità.

 

Oggi

Due immagini. Il 25 aprile a Villadossola, alla Fabbrica di Carta, – la rassegna annuale dell’editoria locale – come negli anni precedenti vengono presentati libri legati all’esperienza e ai valori della Resistenza. Ci accorgiamo che prima di questi c’è il sindaco Zacchera, dai noti e dichiarati trascorsi fascisti, che (non si capisce se per provocazione, per insipienza o tentativo di restyling) presentava un suo libro. La sala era praticamente vuota laddove, solitamente, anche il più piccolo autore locale quando presenta la sua novità è almeno attorniato da parenti, amici se non da ammiratori. Un’immagine di solitudine .

Oggi, primo giorno dopo le dimissioni del sindaco è anche il primo giorno che in piazza Gramsci rimane chiusa – definitivamente – l’edicola proprio di fronte a quel Cinema Sociale da tempo sigillato e con l’atrio invaso da foglie secche. Un’immagine di declino.

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Ci voleva un sindaco pallanzese, ho postato su twitter, per ridurre Pallanza ad un deserto.

 

 

 

 

 

La sindrome del risentimento

Come è stato possibile tutto questo?

Non sono affatto uno fra coloro che pensano che ogni amministrazione di centrodestra debba esser pessima né tantomeno che ogni amministrazione di sinistra o centrosinistra sia necessariamente positiva.

Non penso nemmeno che i limiti personali e politici del sindaco e della sua maggioranza siano sufficienti a spiegare un fallimento così clamoroso.

Penso che il fattore decisivo sia da ricercarsi nel collante originario di quella coalizione. Un collante che definirei “sindrome del risentimento”. Ressentiment,  ovvero quel fattore psicologico e sociale che paralizza il desiderio (René Girard), impedisce la proiezione verso il futuro e volge lo sguardo unicamente al passato alla ricerca dei colpevoli delle proprie frustrazioni, dei propri fallimenti e delle proprie sconfitte.

Questo mi pare esser stato il collante con la conseguente opera rancorosa di smantellamento per poi trovarsi senza un’idea di città da perseguire oscillando fra slogan improvvisati (Capitale dei Laghi Europei) e progetti ultra-ambiziosi (CEM).

E il non esser in grado di sostenere collettivamente un progetto condiviso ha prodotto alla fine la scorciatoia di lasciare ad un futuro Commissario il destino di quel Centro eventi e della città, scaricando sul designato fallimenti e contraddizioni.

Col risultato ahimé prevedibile che, avviati i lavori del CEM – e il Commissario incapace di prendere decisioni ostative – sullo spiazzo dell’Arena sorgerà una struttura incompiuta (basta vedere la sorte del Movicentro di Fondotoce) che oltre al dispendio della messa in opera, faticherà a trovare i fondi per il suo prevedibile smantellamento.

 

E adesso?

Ho purtroppo l’impressione che la categoria del risentimento impronti la vita verbanese ben al di là degli amministratori del centrodestra. In uno degli incontri del Centro Menotti c’è stato chi ha scomodato don Cacciami per affermazioni del tipo “Il declino di Verbania è colpa della monocultura Rhodiatoce – Montefibre”, “Come sarebbe stata ricca e florida Verbania se ..” e via colpevolizzando il passato. E adesso si può rischiare, noi tutti possiamo rischiare, di avere lo stesso atteggiamento verso la passata esperienza del centrodestra. Guardare alle sue “colpe” invece che al futuro della città.

Prendiamo atto che quell’esperienza è definitivamente uscita di scena e serenamente ma con lena incominciamo a pensare – e desiderare – un po’ di futuri possibili. Usando le energie e le intelligenze disponibili per individuare vocazioni territoriali e traiettorie economico-sociali possibili.

Solo alcune osservazioni preliminari: una città policentrica come Verbania non ha mai avuto e tantomeno potrà avere una sola vocazione (turistica, industriale o che altro); pur essendo capoluogo (per ora) è una piccola città e deve ragionare in quanto territorio ben più ampio dei propri confini comunali; qualsiasi progetto/prospettiva che non metta al centro il lavoro dei giovani (quelli residenti e quelli che vi potrebbero essere attratti) non arresterà l’attuale declino.

 

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4 commenti
  1. emanuela permalink

    Innanzitutto, grazie per l’articolo e la possibilità di lasciare un commento, Certo che il risentimento è proprio un abbruttimento… si tramuta velocemente in rabbia e poi in odio, secondo la filosofia Buddista, 3 sono i veleni che attanagliano o possono attanagliare le vite degli esseri senzienti, rabbia, ignoranza e attaccamento… beh penso che chiunque si voglia cimentare con la politica, si debba auspicare, libero da queste 3 comportamenti, carico di quella bella energia vitale che permette la fiducia nell’oggi e nel domani, rispetto per gli altri e per la terra e l’acqua e l’aria. Non sembra complicato… eppure eccoci qui e ora come siamo, malgrado tutto io sono fiduciosa che un giorno migliore arriverà presto.

  2. danilo permalink

    Mi auguro che sia l’occasione per una “rinascita”, anche se in un momento sufficientemente critico. Utilizziamo le energie e le intelligenze disponibili, senza dimenticare che il CEM è iniziato proprio da quelle. Non colpevolizziamo il passato, ma non facciamo gli stessi errori. Porrei davanti a tutto la logica, che a Verbania sembra proprio mancare.

  3. Cirano permalink

    Bravo Otto, bel post aggiungo solo un mio aneddoto su “Verbania Capitale dei Laghi Europei” che ha fatto capottare dal ridere dei nostri amici cestisti di Tampere quando sono venuti a trovarci: http://iononperdonoetocco.wordpress.com/2010/05/18/incontro-internazionale-di-basket-tra-capitali-dei-laghi/

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  1. Frammenti di centrosinistra | fractaliaspei

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