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Il punto politico (8 aprile 2013): tra schizofrenie e speranze

8 aprile 2013

Nuvoloni neri e stagnanti sopra il cielo dell’Italia. Stallo sino alle elezioni del nuovo Presidente della Repubblica? Segnali contraddittori e qualche raggio di speranza.

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La linea di Bersani (governo del cambiamento), ci dicono a gran voce i giornali più diffusi, è in grave crisi all’interno del PD, tanto che adesso viene osteggiata (pare) anche da chi sino a ieri aveva appoggiato lo smacchiator di giaguari. Bisogna trattare col PDL, prender atto che l’unico leader legittimato del centrodestra è Berlusconi, Renzi in gran spolvero con sondaggi (virtuali) su una sua gran (possibile) vittoria in caso di nuove elezioni. Insomma tutti contro Bersani e la sua linea che porta al vicolo cieco.

 Ignazio Marino stravince le primarie come candidato sindaco del centrosinistra. Una ottima notizia per Roma e per la sinistra. Ma in assoluta controtendenza con quanto sopra. Insomma il popolo del centrosinistra (che è affluito in massa alle primarie) vota in modo plebiscitario per il candidato sostenuto da Bersani e da Vendola e umiliato quelli sostenuti da Renzi, Veltroni e compagnia bella. I casi sono tre: o non capisco io, o non capiscono gli elettori o non capiscono i fautori (diretti e indiretti) dell’inciucio. E gli elettori del centrosinistra si mostrano testardi privilegiando una scelta di netta demarcazione con il centrodestra.

 Marine Le Pen si dichiara entusiasta del successo di Grillo e della sua politica di rifiuto di alleanza con ogni partito con affermazioni del tutto consonanti: “Penso che non si possano risolvere i problemi con quelli che li hanno creati.[1]

Nello stesso tempo individua una vicinanza fra lei (rappresentante dell’estrema destra francese) e Grillo, ma anche tra Grillo e Berlusconi: “ il voto degli italiani ha espresso un chiaro euroscettiscismo, sia nel voto al Movimento 5 Stelle, sia nel voto a Silvio Berlusconi. La maggioranza degli italiani oggi è critica nei confronti nell’euro”.

La situazione politica italiana è confusa per noi, figuriamoci se vista d’oltralpe. Oppure no?

Provo a semplificare e interpretare; naturalmente di quanto sotto son responsabile solo io ed è possibile che i fatti mi smentiscano assai presto. Ci provo lo stesso.

1. Gli elettori. Sono stanchi, arrabbiati, sfiduciati nei partiti, vogliono cambiamenti e uscita dalla crisi. In grande maggioranza non vogliono più il centrodestra e Berlusconi (che è quello che ha perso più voti in assoluto e in percentuale). Con grosse differenze fra generazioni, tra aree del paese e, non ultimo, tra chi usa spesso la rete  (e sono moltissimi) e gli altri. E con oscillazioni rapide dove, in questa fase di incertezza, la ricerca del nuovo sembra assolutamente prevalere.

2. Il centro. È politicamente scomparso e lo stesso Casini oggi dice di aver sbagliato a puntare su Monti e che in futuro (lui spera di averlo ancora!) dovrà scegliere se schierarsi con il csx o il cdx. Il preannuncio di un ritorno al vecchio ovile della “casa delle libertà”?

3. Il centrodestra. Sembra che solo Berlusconi riesca a tenerlo insieme (con Maroni pupazzo nelle sue mani più di quanto non lo fosse Bossi prima) e allora l’unica strategia è quella di tirare in lungo mantenendo la situazione in fibrillazione perché l’unico vero obiettivo è quello di salvare il leader dai processi ottenendo continui rinvii, garanzie e prescrizioni. La minaccia delle elezioni è solo tattica, mentre la garanzia di impunità strategica. Ed un governo PD – PDL e un presidente della Repubblica amico darebbero senz’altro maggiori tutele al cavaliere.

4. M5S e Grillo. Nessun accordo con i partiti. Lo hanno sempre detto e già molto prima delle elezioni sostenevo che questa posizione ha in sé una radice totalitaria. Sembra che alcune dichiarazioni vadano in questo senso (Vogliamo avere il 100% dei parlamentari). Il che potrebbe spiegare la schizofrenia delle recenti dichiarazioni: no all’accordo col PD e no (gli italiani prenderebbero i bastoni!) all’inciucio PD-PDL e no ai governi tecnici. Insomma no a qualsiasi governo possibile. Impedire ogni soluzione per tornare al voto e avere la maggioranza assoluta.

Un dubbio (e ringrazio Fabio Lavagno per avermelo insinuato): è realistica questa posizione? In realtà sancirebbe la piena sconfitta del centro-sinistra e la rimessa in pieno gioco del centro-destra. Allora la strategia nascosta potrebbe esser questa:

FASE 1. Mettere fuori gioco il PD che diventa l’obiettivo polemico principale (basta scorrere il blog di Grillo per accertarsene).

FASE 2. Ritorno ad un bipolarismo, questa volta centrodestra – M5S: con buone possibilità di vittoria elettorale avendo assorbito gran parte dei voti di un csx sfasciato e anche un po’ di voti di leghisti delusi.

Perché strategia “nascosta”? Perché se fosse così, è evidente che il nemico principale non è (almeno in questa fase politica) il centrodestra e Berlusconi ma il centrosinistra e Bersani; ma questo gli elettori del M5S (anche quelli contrari alla fiducia a Bersani) non lo capirebbero proprio. Il nemico primo per loro (almeno in grandissima maggioranza) – come per quelli del csx –  è senz’altro Berlusconi.

5. Partito Democratico. La linea “governo del cambiamento” è l’unica (se quanto sopra è corretto) in grado sia di uscire dallo stallo che di dare una prospettiva al centrosinistra e alla crisi del paese. Un qualsiasi accordo (diretto o indiretto) di governo col PDL non sarebbe assolutamente approvato dagli elettori e produrrebbe il suicidio del PD e del csx. Insomma l’avversario da sconfiggere in questa fase è Berlusconi e il berlusconismo.

Perché questa prospettiva è così osteggiata all’interno del PD e crescono le sirene dell’inciucio? Penso che non sia solo il crescere delle difficoltà (in buona parte dovute anche all’ostilità di Napolitano a questa prospettiva) ma anche alla crescente consapevolezza che la linea Bersani non potrà passare in modo tranquillo, ma dovrà produrre cambiamenti a tutti i livelli (istituzionali, politici, economici ecc.). Può passare solo se il PD e il csx cambiano significativamente e abbandonano le vecchie abitudini e nomenclature, se si introducono cambiamenti istituzionali, e se si riesce nel contempo a rompere l’accerchiamento congiunto di M5S e PDL facendo emergere le contraddizioni al loro interno. Rendendo anche esplicite le loro strategie (cfr. sopra). Insomma o è cambiamento davvero o non passa; e questo spaventa molti.

Qual è la speranza? Che Bersani tenga la barra, che si arrivi alla elezione di un Presidente della Repubblica al di fuori delle vecchie nomenclature, di garanzia e di legalità per il paese e non di conservazione e impunità a Berlusconi. E dopo le elezioni, se l’ostracismo verso un governo Bersani da parte di tutti i parlamentari M5S perdurasse, avere il coraggio di proporre un altro nome che sparigli i giochi: un eventuale passo indietro personale per far vincere la linea del cambiamento. E la sinistra potrebbe allora rimescolarsi. E magari nascere anche una destra europea e non populista, una destra moderna. E pertanto una dialettica democratica che ci riporti in pieno in un orizzonte democratico.

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1. http://www.polisblog.it/post/72145/beppe-grillo-marine-le-pen-movimento-5-stelle

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3 commenti
  1. azzini dario permalink

    Io non ho la finezza politica di Gianmaria ma è da tempo che sono arrivato a queste conclusioni, allo stesso modo non ho la capacità espositiva per scriverlo cosi bene come ho letto sopra, ci provo lo stesso…
    non sono d’accordo sulla considerazione che il PDL sia il maggiore sconfitto, perchè credo siamo convinti tutti che la perdita avrebbe dovuto essere più marcata e parecchi dei voti persi da quella formazione avrebbero dovuto arrivare a sinistra, e proprio verso la sinistra Vendoliana e non verso il PD, ho il timore che nessuno legga in questo che gli italiani più semplici (intesi anche in senso di povertà intellettuale) hanno creduto un’ennesima volta in un Berlusconi liberatore, creatore di posti di lavoro?? e insomma che concedesse maggiore libertà generalizzata, meno tasse etc.
    questa è la domanda più grande che mi pongo, capiamo perchè il “popolino” ama Berlusconi, capiamo perchè il lavoratore non sceglie più la sinistra istituzionale.
    Il PD non si salva se non sfrutta l’occasione “principe” di usare Bersani come “catalizzatore” del malessere degli Italiani ( e per Bersani intendo lui e la “nomenclatura” del PD) concentrando in lui il malcontento e nominando dei soggetti nuovi che pur ci saranno all’interno del partito che offrano maggiori garanzie e possano essere accettati anche dai Grillini, (penso a persone come Pippo Civati, Zingaretti.. etc.) insomma meno noti ma che finora hanno dimostrato “purezza” pur avendo esperienza nella conduzione politica e amministrativa quindi affidabili.
    Nominare un Presidente della Repubblica di garanzia per il centro sinistra (penso a Stefano Rodotà) e non la Bonino per esempio che ricorda molto i transfughi e cambia casacca, di donne rappresentative abbiamo (vivaddio!) l’ottima Laura Boldrini!
    Agire in fretta per usare la spinta dinamica di Renzi ( ma che serva solo come “carburante” no come guida, di democrazia cristiana di antica memoria ne abbiamo avuto abbastanza come di socialismo mascherato..) e da parte di Sel ricercare i motivi del dissenso della base storica della sinistra, la classe operaia ( anche da leggere nella vittoria di Fitto in Puglia, la regione di Nicky dove si è dimostrato che la Sinistra al governo regge la barra con successo).
    Concludo scusandomi per la scombinatezza del discorso, sottolineando che occorre fare presto, perchè anche noi artigiani siamo alla frutta e nemmeno noi tra poco riusciremo a reggere il peso di tutto questo, ricordiamo che le aziende chiuse o in crisi non riapriranno, indipendentemente dalla gestione politica che ci sarà, oppure cambiamo tipi di lavoro per i lavoratori italiani (le lavatrici ormai si faranno in Polonia oppure torniamo a pagarle 500 euro invece di 230?e noi dobbiamo fare turismo o altre attiività in cui siamo bravi e unici nel mondo, questo credo sia compito della sinistra istituzionale, cercare idee per creare nuovi posti di lavoro nell’intento di migliorare le condizioni e qualità di vita e ambientali), il timore è che la risposta invocata ad un insuccesso che si prolungasse troppo e una risposta di guida dura (di destra?) nazionalista e repressiva , quel che è più brutto “invocata” dalla classe operaia… Grecia docet.
    Dario Azzini

  2. Pino Arpaia permalink

    “abbandonare le vecchie abitudini”… è una mia cinica supposizione o sono più di 40 anni che lo diciamo ai 4 venti? la verità è che viviamo nostro malgrado in un paese di analfabeti, che come i poveri cristi descritti da tanta letteratura si fanno abbindolare da ladri mafiosi ed approfittatori di ogni risma. basta osservare con attenzione il più alto in grado, quel becero voltagabbana capo dello stato incapace di far altro che non sia lacrimare un retorico senso della patria in una nazione che forse ne ha avuto un po’ solo tra l’8 settembre 1945 e il 25 aprile 1945. la conseguenza, nostro malgrado, è che in questo paese ogni energia dedicata ai comportamenti dei membri di partiti e movimenti “politici” (faccio perfino fatica a usare questa parola per definire le azioni degli “eletti”) è tempo sprecato..

  3. Rispondo molto sinteticamente.
    A Pino dico che, pur giustificata, la sfiducia non può esser distribuita allo stesso modo su tutti (parlo di persone, non di partiti o movimenti). Non solo perché sono un inguaribile ottimista e cerco sempre di vedere le possibili vie d’uscita anche nelle situazioni più nere, ma anche per senso di giustizia. Ho per ora fiducia anche in molti eletti e la mantengo sino a prova contraria. Mi ha deluso invece moltissimo Napolitano che sia prima, col governo tecnico, sia soprattutto adesso con l’elogio alle “larghe intese” (cioè l’inciucio) mi sembra uscire dai paletti del suo ruolo istituzionale e prender parte attiva alla contesa politica.
    A Dario. Non mi sembra di aver detto che il PDL sia il maggior sconfitto. Avevo sostenuto nel mio precedente post (sul dopo elezioni) che Berlusconi aveva avuto una vittoria tattica ottenendo lo stallo in Senato (di fianco alla vittoria numerica e formale di Bersani e a quella morale del M5S). Siccome l’obiettivo strategico del centrodestra è mantenere la leadership di Berlusconi garantendogli l’impunità, se in qualche modo il centrosinistra lo favorisse in questa direzione, ciò porterebbe il centrodestra ad una vittoria completa e il movimento di Grillo assurgerebbe ad unico oppositore legittimato. Un suicidio per PD e centro sinistra e una disgrazia per il paese che dovrebbe scegliere tra due populisti miliardari e refrattari alle regole democratiche.
    Sul resto sono d’accordo; naturalmente in questo post ho parlato solo del “livello politico”, sulla crisi e sulle vie d’uscita concordo e insisto, come ho già fatto altrove, sull’obiettivo del lavoro ai giovani come priorità assoluta. Obiettivo naturalmente da articolare nei vari settori come ad esempio nuove forme di turismo e di politiche culturali, green economy, non escludendo nuove forme innovative legate alle nuove tecnologie nei settori agro-zootecnico e artigianale. Nel mondo globalizzato ci si salva con la qualità, l’innovazione e soprattutto con la valorizzazione di ciò che non è per sua natura trasferibile altrove (beni naturali, culturali, produzioni tipiche di qualità ecc ecc.) o anche con ciò che è già per sua natura globale (la ricerca scientifica, la creatività artistica, il cinema, la musica, l’innovazione con e dentro il web ecc.).

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