Skip to content

Il bisogno di comunità *

11 marzo 2013

L’idea di una comunità fondata sulla partecipazione, che nella partecipazione trovi una sua coesione ed il senso di un bene comune non “dato una volta per tutte”, ma costruito dall’interazione dei suoi membri.

(P. Amerio, Psicologia di comunità, il Mulino).

 Il bisogno di comunità

Le parole pesano. Oggi sempre più si preferisce parlare di “comunità” mentre altri termini e locuzioni tendono a passare in secondo piano: territorio, ambito di intervento, società. Eppure “comunità” è una parola ambigua, apparentemente indefinita, applicabile ai contesti più disparati: comunità locale, cittadina, rurale, montana, provinciale, regionale, nazionale, europea, internazionale; ma anche comunità scolastica, religiosa, scientifica, sportiva, professionale, virtuale ecc. Può quindi corrispondere ad una precisa e circoscrivibile realtà istituzionale (Comune, Provincia, Regione ecc.), ma anche a realtà sociali più difficilmente delimitabili con precisione (es. comunità linguistica); può essere circoscritta in un ambito territoriale definito, ma anche essere diffusa a macchia di leopardo in un territorio vastissimo (comunità religiosa); può infine staccarsi da un qualsiasi territorio ed assumere l’aspetto di una comunità virtuale che, attraverso la rete del web si costituisce in un newsgroup attorno ad una specifica tematica (ludica, culturale, sociale, politica ecc.). Cos’hanno in comune, per esempio, un “Yahoo group newglobal”, o di difesa della foca monaca, con la Comunità Montana della Valdossola? Si tratta solo di una parola del tutto generica o non contiene invece un nucleo “forte” di significato che risponde a sensibilità e bisogni emergenti?

Pur avendo un’etimologia antica (Communitas da commune, neutro di communis, che sta ad indicare il possesso o bene comune) ed essendo oggetto di riflessione filosofica nell’età romantica (Schleiermarcher in particolare), il quadro concettuale che la definisce come categoria sociologica risale alla fine dell’Ottocento grazie all’opera Comunità e Società di Ferdinand Tönnies (1887). In quest’opera la comunità, in quanto struttura naturale ed organica viene contrapposta alla società, struttura artificiale e meccanica. Senza ripercorrere il dibattito, ancora oggi vivo, su tale dicotomia, è possibile cercare di rappresentare gli assi semantici antitetici attraverso cui i due concetti si dispongono.

Comunità

Società

Naturale

Artificiale

Antico

Moderno

Organismo

Macchina

Socialità primaria

Socialità secondaria

Concreto

Astratto

Persona

Cittadino

Personale

Impersonale

Legame

Contratto

Appartenenza

Associazione

Identità

Cittadinanza

Convergenza

Conflitto

Volontà comune

Volontà individuale/associata

Interno

Esterno

Caldo

Freddo

Femminile

Maschile

Gratuità

Reciprocità

Benevolenza

Utilità

Norma etica

Norma giuridica

↓ ↓ ↓

↓ ↓ ↓

Azione rivolta alla individuazione e al conseguimento del

Bene comune

Azione rivolta alla acquisizione e all’esercizio dei

Diritti

(individuali e collettivi)

Superata la concezione iniziale secondo cui Comunità e Società sono disposte in successione temporale, esse vengono sempre di più pensate come due polarità di una stessa Comunità sociale o quasi una sorta di coppia di emisferi cerebrali (destro globale vs sinistro analitico) dell’intelligenza collettiva.

L’azione (individuale e collettiva) oscilla pertanto o verso una prevalenza dell’asse comunitario sostenuta da un forte sentimento di appartenenza e volto alla ricerca del bene comune, o verso l’asse sociale, attraverso associazione e conflitti, rivolgendosi alla estensione dei diritti (individuali, politici, umani e sociali). Se l’Ottocento è iniziato con una forte attenzione al primo asse, il Novecento ha senz’altro visto la prevalenza del secondo.

Qual è il fondamento di queste due polarità? Il pensiero moderno, razionalista ed illuminista, ha individuato in modo convergente il fondamento della società (e la sua legittimazione) in un patto sociale originario costitutivo (ed implicito) che ha permesso ai futuri cittadini di unirsi in una società giuridicamente riconosciuta e di assoggettarsi alla stessa normatività giuridica.

Meno convergente risulta, invece, l’individuazione del fondamento costitutivo della comunità; sembra esservi all’origine, a differenza del patto sociale, un elemento di gratuità, di non reciprocità e di non convenzionalità; i teorici del Movimento Antiutilitarista nelle Scienze Sociali (MAUSS)1, hanno fatto risalire il legame comunitario al rituale del dono che sarebbe pertanto fondativo della fiduciosa appartenenza alla comunità2. Nello scambio di doni infatti, secondo Mauss, ciò che viene propriamente scambiato non sono gli oggetti ma una forza, un legame che va al di là del valore materiale degli oggetti: forza e legame costituirebbero il vero motivo del dono.

Un fondamento antropologico a fianco del quale si potrebbe anche ricordare, sul piano psicologico, la felice intuizione di Tzvetan Todorov che, in polemica con il principio del piacere freudiano, individua, al di là dell’es, un principio psicologico sottostante, un bisogno assolutamente originario costitutivo dell’immagine del sé: il bisogno di ognuno che “qualcun altro abbia bisogno di noi”. Bisogno, certamente antiutilitaristico, che può essere considerato alla radice dei legami solidali della comunità.

La mia esistenza ai miei propri occhi, ovvero l’immagine di me nella mia coscienza, effettiva­mente non è automatica e non posso riceverne conferma che dall’esterno, dagli altri, sia dagli indi­vidui (il neonato scopre di esistere captando lo sguardo della madre: sono quello che lei guarda), sia dai gruppi (sono uno studente, un mussulmano, un francese: dunque esisto). L’ansia di ricono­scimento e di conferma della nostra esistenza non si limita all’infanzia ma domina tutto il resto della nostra vita sociale, molto di più di quanto non faccia la ricerca del piacere o del godimento personale […] Immaginando di obbedire a un preteso principio del piacere, consumiamo una dopo l’altra le deli­zie prescritte, ma l’accumulazione dei divertimenti non porta necessariamente alla soddisfazione. Al di là del riposo abbiamo bisogno che qualcuno abbia bisogno di noi3.

Comunità

Ma qual è, in cosa consiste, l’attualità del concetto di comunità? Quali i motivi della riemersione di una categoria apparentemente arcaica? Tra questi è possibile indicarne due; il primo attiene al ruolo crescente del terzo settore quale risposta “creativa” non solo alla crisi del vecchio modello di welfare, ma anche contemporaneamente quale modalità di uscita dalle nuove solitudini del cittadino consumatore; il secondo riguarda i processi di globalizzazione che oltre a condurre verso quella che è chiamata la “società del rischio”, sempre più spesso sembrano dislocare il conflitto economico e culturale non tanto all’interno della società, ma soprattutto fra la comunità e decisioni lontane, processi incontrollabili e generali che la sovrastano …

L’esigenza di fronteggiare i processi di deterritorializzazione (dell’economia, della comunicazione, delle culture ecc.) connessi alla globalizzazione che comportano la riduzione, almeno apparente, del ruolo degli stati nazionali con un rapporto sempre più stretto (e spesso conflittuale) fra locale e globale e all’emergere della “società del rischio” 4 o della “società globale del rischio” 5.

Le decisioni che abbiamo preso in passato in materia di energia nucleare e quelle attuali in merito all’ingegneria e della manipolazione genetica, della nanotecnologia, dell’informatica e così via scatenano conseguenze imprevedibili, incontrollabili e addirittura incomunicabili, che minacciano la vita sul nostro pianeta […] Quello di rischio è un concetto moderno, che presuppone delle scelte e cerca di rendere prevedibili e controllabili le conseguenze imprevedibili delle decisioni della nostra civiltà […] Nella società mondiale del rischio si possono distinguere tre tipi di pericoli, ognuno dei quali segue una sua logica del conflitto, promuove o ignora determinati temi, fa proprie o meno determinate priorità: le crisi ecologiche, le crisi finanziarie mondiali e infine, dopo l’11 settembre, le reti terroristiche transnazionali6 .

——

1. I teorici del movimento si richiamano al Saggio sul dono di Marcel Mauss (1923-24).

2. Cfr. A. Caillé e J. T. Godbout (1993), Lo spirito del dono, Bollati Boringhieri, Torino.

3. Cfr. T. Todorov (1997), L’uomo spaesato. I percorsi dell’appartenenza, Donzelli, Roma, pp. 95, 133.

4. U. Beck (2000), La società del rischio, Carocci, Roma.

5. U. Beck (2003), Un mondo a rischio, Einaudi, Torino.

6. U. Beck (2003), op. cit., pp. 9-12.

—————-

 * da M. Croce – G. Ottolini, L’orizzonte della comunità e la strategia del capitale sociale, in E. Dalle Carbonare – E. Ghittoni – S. Rosson, Peer educator. Istruzioni per l’uso, Angeli 2004, pp. 99 – 105

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: