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Come cresce l’occupazione giovanile?

23 febbraio 2013

Come dicevo in un mio precedente post1 il tema dell’occupazione giovanile, per lungo tempo assente dal dibattito politico, in questa scomposta campagna elettorale  è timidamente entrato e si possono incominciare a individuare alcune differenti linee di intervento. Speriamo che questo dibattito, appena iniziato, non si concluda con la campagna elettorale ma diventi agenda centrale del prossimo governo e terreno di confronto fra i diversi soggetti sociali e politici.

La proposta di Piergiovanni Alleva

Su il manifesto di mercoledì 20 febbraio è comparso un interessante contributo di Piergiovanni Alleva2 rilanciato sul web dal sito di MicroMega3.

Questa la sintesi editoriale del quotidiano.

Negli anni ’80 e ’90 si riuscì a aumentare il lavoro dei giovani. Si deve, e si può, tornare a farlo, incrociando i contratti di apprendistato e quelli di “solidarietà espansiva”.

In questa campagna elettorale si riconosce la gravità della disoccupazione, ma le proposte non escono dal generico e a volte propongono come novità provvedimenti già in opera. Come ha fatto Berlusconi parlando di defiscalizzazione dei contratti quadriennali.

La prima parte dell’articolo ricorda la miriade di provvedimenti già presi di incentivazione economica a favore della assunzione dei giovani sia a livello nazionale che regionale senza che siano riusciti ad arrestare l’incremento della disoccupazione giovanile (e tantomeno ad aumentare il numero di giovani occupati). Perché non hanno funzionato? Sia perché non esiste “una domanda di forza lavoro aggiuntiva” e dall’altro “la previsione di incentivi economici e finanziari ha il limite di affidarsi ad un funzionamento automatico” in sostanza ai meccanismi automatici del mercato e alle libere decisioni degli imprenditori.

Qual è il succo della proposta di Alleva?

Richiamando il successo negli anni ’80 e ’90 dei “contratti di formazione lavoro” si propone “un originale incrocio tra i riformati contratti di apprendistato da un lato, ed un riformato contratto di solidarietà “espansivo” dall’altro”. Ovvero accordi aziendali o territoriali che a fianco di una riduzione dell’orario di lavoro degli occupati diano luogo a nuove assunzioni con contratto di apprendistato. L’organismo del contratto di solidarietà espansivo (previsto insieme al contratto di solidarietà difensivo dal D.L. 726/84) non ha sinora avuto applicazione perché (a differenza di quello difensivo che permette di evitare esuberi e cassa integrazione con riduzione collettiva dell’orario) la legge non prevede una indennità parziale (60%) per le ore perdute.

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Considerazioni e perplessità

Non sono evidentemente un giuslavorista, ma ritengo comunque opportuno esprimere alcune considerazioni e perplessità sulla proposta di Alleva.

La proposta, come dicevo è interessante, ma mi pare più consona a situazioni economiche di sviluppo mentre nell’attuale situazione mi sembra poco praticabile per una serie di motivi che tento di chiarire.

Siamo in un periodo di crescente riduzione del reddito reale dei lavoratori e pertanto chiedere a loro ulteriori sacrifici, sia pur per un’ottima causa, mi sembra problematico, ancor più in una fase di grande divisione sindacale; la proposta infatti è incentrata su contratti aziendali o territoriali che avrebbero forza se sostenuti in modo unanime dalle principali sigle sindacali, cosa oggi abbastanza difficile.

Più in generale siamo di fronte ad una diminuzione progressiva del peso in termini di occupati delle grandi imprese  – quelle  su cui la proposta potrebbe aver più spazio –   e invece ad un peso percentualmente più alto di quelle piccole.

Insomma una proposta che in una situazione di sviluppo può essere interessante e magari, oggi come oggi, può esserlo in alcune situazioni di forte innovazione dove è anche interesse degli imprenditori un ringiovanimento della manodopera; situazioni non tali comunque da incidere in modo significativo sul numero complessivo di giovani occupati. Una proposta in sostanza che non produce un ampliamento della base produttiva ma ridistribuisce il lavoro esistente.

Mi sembrano pertanto più attuali politiche di espansione della base produttiva di tipo keynesiano. Cantieri diffusi sui grandi temi della tutela del territorio, dell’edilizia scolastica, della valorizzazione dei beni artistici e culturali, della bonifica delle aree industriali dismesse ecc.

C’è poi tutto il settore della green economy oppure quello agro-pastorale dove stato e regioni possono incentivare le nuove imprese/cooperative giovanili del settore con concessioni di aree demaniali con affitti simbolici a medio termine e alcune minime garanzie di tutela e miglioria del territorio.

Non dimenticando il lavoro “intraprendente” in particolare di cooperative di giovani sia nei settori dei servizi che in quelli creativi e delle nuove tecnologie.

Andando anche a indagare in modo sistematico sulle esperienze in atto per individuare buone pratiche e rilanciarle su scala diffusa. Nei tempi di crisi c’è chi dà risposte “dal basso” ai nuovi bisogni: dalla ragazza che apre un piccola sartoria di riparazione dell’usato, ai giovani neolaureati che, magari in cooperativa, si propongono come servizio di tutor agli studenti con difficoltà scolastiche innovando le obsolete pratiche di “ripetizioni” domestiche, ai nuovi artigiani, agricoltori,  ecc., che sanno innovare con le nuove tecnologie attività e mestieri che in genere son visti come obsoleti. Insomma tutto un mondo di esperienze che bisogna conoscere, indagare, mettere in rete e diffondere.

Sintetizzando: per far crescere l’occupazione giovanile bisogna creare e aiutare a creare nuove attività lavorative.

Auspici

Il primo auspicio è che l’attenzione al tema dell’occupazione giovanile non declini, ma diventi realmente centrale dopo questa affannata vigilia elettorale.

Il secondo, ovviamente, è che il nuovo governo lo sappia mettere effettivamente al centro della sua azione, non solo perché è il tema più importante per il futuro della nostra società, ma anche perché avere come sguardo centrale quello dell’incremento dell’occupazione giovanile significa affrontare in modo trasversale gran parte delle tematiche di una possibile azione governativa: da quello dello sviluppo sostenibile e della green economy, a quello della tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale ed artistico, a quello dello sviluppo dei servizi sociali (es. un piano di nuovi asili nido statali), a quello delle politiche di genere (che parità può esserci se le giovani donne sono soprattutto quelle che soffrono maggiormente la disoccupazione), alla lotta al lavoro e all’economia sommersa (che pesa ben per il 17% dell’intera nostra economia) che si basa sul lavoro nero di molti giovani che non han trovato altre possibilità, sino ad arrivare al riconoscimento dei diritti individuali delle giovani coppie di fatto (omo ed etero) che oggi spesso non sono in grado di organizzare il loro futuro (dall’affitto della casa, all’accesso dei mutui ecc, alle tutele reciproche sul piano sanitario e giuridico). E potrei fare molti altri esempi.

Insomma un governo finalmente in grado di smentire il nostro Gennaro (cfr. sotto).

Gennaro

Infine l’auspicio che una decisa azione governativa in questa direzione sia da traino per le amministrazioni locali (a partire dalle regioni) per dar vita a piani organici di sviluppo del lavoro giovanile nelle rispettive aree territoriali coinvolgendo tutte le istituzioni e i soggetti pubblici e associativi che vi operano.

Senza una decisa inversione di tendenza del trend della disoccupazione giovanile non penso sia possibile invertire il declino economico, sociale e culturale della nostra società.

———

1. https://fractaliaspei.wordpress.com/2013/02/11/giovani-e-lavoro-la-video-inchiesta-dei-peer/

2. Giuslavorista, candidato al senato in Campania nella lista “Rivoluzione Civile”.

3. http://temi.repubblica.it/micromega-online/come-far-crescere-loccupazione-giovanile/

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From → Giovani e lavoro

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