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“Madre notte” di Kurt Vonnegut

16 febbraio 2013

Un’altra faccia della “banalità del male”

La vicenda è tutto sommato semplice. Un giovane americano, Howard W. Campbell Jr., a seguito del trasferimento per lavoro del padre, vive in Germania dal 1923 (quando aveva undici anni). Diventa un noto drammaturgo in lingua tedesca, sposa felicemente una nota attrice di “buona famiglia” e rimane in Germania anche durante la guerra.

Non si occupa di politica ma viene avvicinato da un agente americano che lo “arruola” con la “consegna” di sfruttare le sue relazioni per farsi largo nella gerarchia nazista e passare poi le informazioni. Diventerà infatti stretto collaboratore di Goebbels e gestirà le trasmissioni radiofoniche di propaganda nazista in lingua inglese destinate al pubblico statunitense. Le informazioni spionistiche verranno inviate attraverso modalità in codice (a lui stesso ignoto) durante quelle trasmissioni. Arrestato alla fine della guerra come criminale nazista, verrà salvato dalla rete spionistica USA che gli permetterà di vivere nell’anonimato.

L'edizione SE, Milano 1993

L’edizione SE, Milano 1993

Ma dopo 13 anni, nel 1958, la sua presenza viene resa nota e il “criminale nazista” si trova nel mezzo fra coloro che inferociti lo vogliono punire e filonazisti americani che ne voglio fare il loro eroe. Nel districarsi tra spie USA, russe ed israeliane e fanatici razzisti, alla fine decide di consegnarsi agli israeliani per essere processato.

Il libro si presenta appunto come diario-memoriale del protagonista, destinato ai suoi giudici.

La scrittura è decisamente diversa dai romanzi FS dell’autore: più distesa e riflessiva; anche se il ritmo, con improvvise ed impreviste svolte nella vicenda, ce ne fa a tratti riconoscerne lo stile. Straordinario ad esempio il “cambio di guardia” dei suoi quattro carcerieri: quattro modi radicalmente diversi di esser israeliani e di porsi di fronte alla guerra.

Ma se la vicenda è semplice e ben ritmata, il tema non lo è affatto.

Innanzitutto è esistito un Howard W. Campbell Jr.? Il personaggio lo troviamo anche in “Mattatoio n. 5” a Dresda dove cerca di convincere i prigionieri americani ad arruolarsi nel suo “Corpo americani liberi” che avrebbe dovuto combattere contro i Russi. “Mattatoio n. 5” è stato pubblicato nel 1969, otto anni dopo “Madre notte”, ma sappiamo che era in incubazione da tempo e che come dice lo stesso Kurt “i brani di guerra …sono abbastanza veri”.

Possiamo dunque pensare che, a parte il nome, sia realmente esistito questo americano nazista; è naturalmente lo scrittore ad immaginare che potesse, di nascosto, essere una spia degli alleati.

L'edizione economica Feltrinelli, Milano 2007

L’edizione economica Feltrinelli, Milano 2007

E qui nasce il dilemma.

Gli dice una delle guardie israeliane: “Lei, che io sappia, è l’unica persona a cui morda la coscienza per quel che ha fatto durante la guerra. Tutti gli altri, non importa da che parte stessero … sono convinti che chiunque al posto loro non avrebbe agito diversamente.”

Campbell non aveva ideali, quel che veramente gli interessava era il suo mondo privato, il felice “stato a due” con l’innamorata moglie. Considerava la sua propaganda filo-nazista un insieme di sciocchezze; eppure in molti ne erano influenzati. Era diventato comunque una pedina del regime. Sembra il rovescio del caso Eichmann (cfr. “La banalità del male” di Hannah Arendt): se quest’ultimo era un “colpevole inconsapevole”, Campbell è un “innocente consapevole delle proprie colpe”? Fino a che punto il fingere di essere un criminale fa di te un criminale?

E perché ha accettato di fingere, arruolandosi come spia? Non pare certo per idealità politica di cui non si interessava in alcun modo.

Per il fascino folle del doppio gioco? Per calcolo cinico? comunque fosse andata la guerra sarebbe stato dalla parte dei vincitori; coerente nazista coi nazisti, eroica spia con gli alleati.

E perché vuol esser processato? Per dimostrare la propria innocenza? O per sapere lui stesso se è o no colpevole? O forse perché vuol esser punito?

E gli rimorde veramente la coscienza? Come mai fino al 1958 non ha avuto alcun problema con se stesso? Forse perché, come ci spiega Agnes Heller, la coscienza non risiede dentro di noi ma nell’interfaccia tra noi e gli altri, in quello che la filosofa di Budapest ha chiamato “il potere della vergogna”. Poteva starsene tranquillo nell’anonimato; non più dopo che tutti ormai sapevano che era ancora vivo e le sue “imprese” a fianco di Goebbels riportate alla luce.

A questo punto si rende conto di aver compiuto “crimini contro se stesso”.

E qui l’esito drammatico. La “fata turchina”, il suo arruolatore, contravvenendo all’ordine dei suoi superiori, conferma ai giudici israeliani il suo ruolo di spia. Il processo però non si potrà più fare, ne verrebbe fuori “un putiferio”.

Libero senza processo: “una prospettiva nauseante”.

Non gli resta che eseguire lui stesso la sentenza: “Credo che sia giunta la notte in cui impiccherò Howard W. Campbell Jr., reo di crimini contro se stesso.”

La “madre notte” di faustiana memoria è pronta ad inghiottire chi si è sottomesso ad un patto diabolico.

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