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Peer education e new media

15 febbraio 2013

Apro questa nuova sezione di fractalia spei connettendo fra loro peer education e new media; non si tratta di una giustapposizione incongrua di due ambiti diversi né di una forzatura, ma da un lato di uno sviluppo della peer education che abbiamo anche chiamato “peer education 2.0”*, dall’altro di una effettiva convergenza fra comunicazione fra pari e comunicazione digitale. Convergenza che trova i suoi riflessi anche terminologici ad esempio nel peer-to­-peer (P2P) che da un lato indica la struttura non gerarchica della rete digitale nell’epoca del 2.0, dall’altro strumenti, pratiche e movimenti di scambio e cooperazione digitale**.

Pensavo per questa introduzione di riprendere e riscrivere una mia nota, di poco meno di due anni fa, sulla abusata espressione di “Virtuale”.

Rileggendola mi son reso conto che non cambierei molto ritrovandomi pienamente ancor oggi con quanto scrissi allora. La ripropongo allora tal e quale.

 

Il Convegno degli indirizzi di Scienze Sociali tenuto a Verbania

Convegno Cobianchi

Si è svolto dal 15 al 18 marzo 2011 a Verbania il Convegno “Crescere, apprendere, partecipare”. I nuovi adolescenti: studenti digitali e futuri cittadini europei. Metodologie e strumenti per affrontare il cambiamento” organizzato dalla rete Passaggi (http://www.scienzesocialiweb.it/) che riunisce gli indirizzi di Scienze sociali di 43  istituti di istruzione secondaria superiore, dislocati in tutto il territorio nazionale.

Come Contorno Viola abbiamo contribuito affrontando il tema della Peer education nel suo impatto con il mondo digitale (Verso una peer education 2.0). Riprendo (e rielaboro) alcune delle cose dette in quella occasione.

 

Virtuale: una parola “trappola”

La parola virtuale è risuonata più volte durante il convegno sia come aggettivo (amico virtuale, luogo di incontro o “parchetto” virtuale ecc.) che come sostantivo (il, nel virtuale …).

Mi sono tornati visivamente alla mente i primi telefoni che ricordo. Non avevo ancora cinque anni. Alta Val Formazza, presso le case dei custodi delle dighe che erano anche utilizzate da escursionisti e villeggianti come rifugio e ristoro, appeso al muro non mancava mai il telefono a manovella e con auricolare “indipendente” collegato al filo: era la linea interna della Edison che collegava l’intero sistema di dighe e centrali ossolane. Un sistema efficiente e, come seppi molto più tardi, utilizzato qualche anno prima anche dalla Resistenza.

SONY DSC                primo-piano-di-tel-manovella

 

E poi il “cassone” nero a cornetta, fisso al muro, installato nell’antistudio di mio padre, con il suo suono trillante al massimo volume per poter esser sentito anche dai piani superiori della nostra casa. La collocazione (il luogo e l’altezza) chiariva ulteriormente che poteva essere utilizzato solo “dai grandi”.

A nessuno allora sarebbe mai venuto in mente di chiamare “virtuale” quel tipo di comunicazione. Era una realtà nuova la cui utilità e potenzialità era immediatamente percepita.

Perché si utilizza “virtuale” per la comunicazione digitale? Non una definizione, un nome preciso ma una sorta di categoria ontologica: virtuale evidentemente si oppone a “reale” il che rimanda a illusorietà, irrealtà, fuga dalla realtà ecc. Ma dal punto di vista ontologico (o se vogliamo del grado di realtà) non c’è nessuna diversità tra suoni e immagini del web e quelli di telefono, cinema e tv; cambiano solo modalità tecniche e supporti fisici.

Mi pare che in questo utilizzo della parola rispetto alla possibile (ma discutibile) “categoria” (virtuale come nuova forma di “immaginario”, di “fantastico”) prevalga la connotazione negativa appunto di fuga dal reale, di fittizio, di illusorio, di mascheramento ecc.

Ebbene questo utilizzo diventa allora una “trappola”, una schermatura che impedisce a molti adulti di vedere quel mondo e di capirne “utilità e potenzialità”. Una sorta di pregiudizio preventivo che, qui, impedisce di comprendere le nuove modalità fruitive (informazione, musica, video …), creative  e comunicative tra i giovani che si inventano nuove modalità relazionali e si svincolano dal prepotere del mezzo televisivo nonché, al di là del mediterraneo, il carattere dirompente di una forma di comunicazione orizzontale che sfugge a controlli e censure degli autoritari potentati locali.

Direi anche un utilizzo ideologico di “virtuale”, se non fosse che “ideologia” ed “ideologico” sono anch’esse diventate parole ideologiche, parole ormai sempre più utilizzate per imporre la dittatura del mercato e delle sue leggi contro ogni valore ed istanza alternativa; “parole trappola” anch’esse.

C’è chi al  posto di “virtuale” preferisce utilizzare le espressioni “estensione della realtà” e “realtà estesa (o espansa)”. L’espressione mi sembra corretta ma con una precisazione: questa è una realtà nuova, estesa (la tecnologia da sempre ha prodotto una estensione della realtà) per noi che siamo a cavallo tra il prima e il dopo, che abbiamo visto comparire e diffondersi le nuove tecnologie digitali. Non lo è per chi oggi (e ancor più domani) se la trova davanti. Come, che so, per tutti noi bicicletta e radio son sempre stati parte della realtà. E nessuno si vantava allora di non andare in bicicletta o di non ascoltare la radio mentre sino a non molto tempo fa si potevano sentire adulti che vantavano il non utilizzo del cellulare e che oggi dichiarano, ad es., di esser assolutamente “contrari” all’uso di Facebook.

Certo, un disagio c’è. Un rovesciamento generazionale rispetto alle competenze e all’utilizzo delle nuove tecnologie. Come ricordavo all’inizio, quando noi eravamo “piccoli”, il telefono (e poi ad es. lo scooter) erano “per i grandi” e progenitori e fratelli maggiori fungevano da trainer rispetto a quelle tecnologie. Ora sono sempre più spesso i “piccoli” a far da trainer agli adulti per l’utilizzo delle tecnologie digitali.

Non è una scusa per non addentrarvici. Anche perché questo rovesciamento ci permette di ridefinire il nostro ruolo e la nostra autorevolezza di adulti su qualcosa di più stabile rispetto al continuo evolvere delle tecnologie.

—————————

* Verso una peer education 2.0?, ASL VCO – Associazione Contorno Viola, Supplemento ad Animazione sociale n. 3 2011, a cura di Gianmaria Ottolini

** Cfr. l’intervista a Michel Bauwens, animatore della P2P foundation, apparsa recentemente su il manifesto: http://www.uninomade.org/intervista-a-michel-bauwens/

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