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Giovani e lavoro: la video inchiesta dei peer

11 febbraio 2013

Una video inchiesta

Il tema del lavoro per i giovani sta forse, seppur timidamente, entrando nelle agende politiche di questa fase elettorale, anche se, a me pare, più come “punto” a fianco di molti altri che come urgenza centrale dell’attuale fase socioeconomica. Analogamente le proposte nel merito sembrano spesso più discendere da impostazioni generali di politica economica che da una conoscenza e una riflessione sulle dinamiche attuali delle esperienze e del vissuto dei giovani.

Per avviare un discorso e un confronto su questo tema inizio con il ripercorrere l’esperienza della video inchiesta realizzata dalla rete dei peer educator del VCO, coordinati da Claudia Ratti di Contorno Viola e con la regia di Lorenzo Camocardi.

Il progetto (Tra precarietà e innovazione. Video inchiesta su giovani e lavoro nella provincia del Verbano Cusio Ossola), realizzato in due fasi (2011 e 2012), è stato finanziato dalla Comunità Europea (programma Gioventù in azione). Tra le finalità dichiarate, oltre quelle di indagine e di mobilitazione diretta dei giovani, quella di ri-orientare le politiche giovanili (e non solo) su “temi quali il lavoro, l’occupazione, le nuove attività lavorative, la valorizzazione e l’estensione del capitale sociale e delle reti”.

La prima fase (2011) si è concretizzata con nove interviste suddivise nelle tre aree del VCO e a loro volta differenziate per categorie di situazioni: la precarietà, il positivo inserimento in attività innovative nella nostra provincia ed infine la fuga dal VCO con interviste di giovani che hanno trovato lavoro all’estero.

Questa fase si è conclusa con la presentazione pubblica dell’inchiesta il 29 ottobre 2011 presso lo spazio di coworking (LIP) al Forum di Omegna; erano presenti il giornalista economico Walter Passerini, Maurizio Colombo della camera di Commercio del VCO e Giovanni Campagnoli della cooperativa Vedogiovane.

La seconda fase (2012), con altre nove interviste,  si è invece concentrata sui settori lavorativi dove più facilmente è possibile per i giovani del nostro territorio trovare occupazione e in particolare: green economy, scuola e formazione, turismo. Si sarebbe voluto ampliare il campo ad altri settori (es. agro pastorale), ma il budget limitato non lo ha consentito. La scaletta di queste interviste, rispetto a quella della prima fase incentrata sui percorsi di vita e di lavoro individuali, era maggiormente orientata a considerare il settore di lavoro nelle sue caratteristiche (punti forti e punti deboli) e potenzialità future.

La presentazione è avvenuta al Kantiere di Verbania Possaccio il 24 ottobre 2012 con la partecipazione di Giacomo Molinari di Libera, Marco Tosi di Associazioni a Distinguere e  Davide Lo Duca del Consorzio delle Cooperative Sociali.

Il logo della video-inchiesta

Il logo della video-inchiesta

Prime riflessioni

Le categorie con cui organizziamo la nostra conoscenza e comprensione della realtà (e della realtà sociale in particolare) se da un lato sono indispensabili (non esiste sguardo ingenuo) dall’altro possono spesso esser fuorvianti. Ce ne siamo accorti durante le nostre prime nove interviste: se le tre categorie utilizzate (precarietà, innovazione, fuga) sembravano indicare tre situazioni decisamente diverse e non sovrapponibili, i percorsi di vita dei giovani intervistati spesso erano molto simili indipendentemente dal modo in cui li avevamo “categorizzati”: comune a tutti era la ricerca di un lavoro significativo in relazione alle aspirazioni e agli interessi personali. Es. la “precaria” intervistata aveva a sua volta vissuto l’esperienza all’estero, esperienza vista come arricchimento da “giocare” nella ricerca (e/o “nell’invenzione”) di un lavoro in loco.

La stessa distinzione, proposta da Passerini, fra “lavoro dipendente” e “lavoro intraprendente” * se da un punto di vista economico e normativo è indiscutibile, non sembra corrispondere ai vissuti e alla “forma mentis” dei giovani. Il musicista che fatica a trovar lavoro specifico è lavoratore dipendente in quanto insegnante di scuola media, ma il suo lavoro “dipendente e precario” si affianca a molteplici attività formative e intraprendenti volte a irrobustire e realizzare la propria passione musicale. Lo stesso per la bibliotecaria che grazie al servizio civile ha trovato quella che aspira diventi la propria “professione di vita”.

La specificità che emerge dall’esperienza dei giovani all’estero sembra esser data non tanto nella “fuga”, ma nel contesto: la meraviglia di aver trovato persone che per prima cosa chiedevano loro cosa sapessero fare e non la consueta domanda preliminare: “Quanti anni hai?”.

Qui in Italia abbiamo veramente da combattere una battaglia culturale contro un pregiudizio anti-giovanile tipico di un paese invecchiato; lo abbiamo visto a partire dagli uomini di governo che a turno hanno affibbiato ai giovani appellativi quali “bamboccioni”, “sfigati”. “choosy”; e lo vivono i giovani che nei colloqui di lavoro vedono spesso considerare la loro bassa età come sinonimo di incompetenza, se non  peggio (inaffidabilità, incostanza ecc.).

Che i giovani cerchino esperienze altrove (altre province, regioni o stati) non è di per sé negativo, anzi! Il fatto è che nella nostra provincia il flusso è praticamente solo in uscita e per chi volesse ritornare le difficoltà sono quasi sempre insormontabili. È comunque significativo che nei nuovi settori, ancor molto limitati, abbiamo anche incontrato alcuni esempi di flusso verso il VCO; questa, in germe, è l’unica prospettiva che abbiamo per arrestare un declino che si ripercuote in un invecchiamento progressivo della popolazione.

Concludendo, in entrambe le fasi della video inchiesta si sono incontrati giovani con percorsi complessi, percorsi formativi non limitati all’esperienza scolastica di base (specializzazioni, corsi di approfondimento ecc.) e percorsi di lavoro aperti a ventaglio (stages, servizio civile, apprendistato …) dove l’esigenza continuamente sottolineata era quella della ricerca di soddisfazione personale nel loro lavoro e dove le esperienze pregresse erano vissute come arricchimento e chance per il futuro. Insomma giovani ben lontani dall’immagine stereotipata di giovani schizzinosi alla ricerca del facile posto fisso. Certo la consapevolezza della situazione difficile e l’incertezza legata alla precarietà pesano molto, ma non si è incontrata rassegnazione, anzi!

Timidi consigli

È possibile trarre da queste interviste qualche consiglio per i più giovani che iniziano ad affacciarsi al mondo del lavoro, andando oltre ai suggerimenti più ovvi spesso ripetuti (imparate le lingue straniere, informatevi sulle offerte di lavoro, imparate a redigere il vostro curricolo ecc.)? Tenendo conto che siamo in una situazione in rapida evoluzione e che spesso i giovani vedono con più lungimiranza degli anziani, penso comunque di sì.

La crisi pesa soprattutto sulla disoccupazione giovanile: il tasso di disoccupazione 15-24 anni [rapporto disoccupati/occupati] dal 2007 al 2012 in Italia è passato dal 21 al 37,1% e non sembra destinato a diminuire. Il lavoro dipendente, soprattutto nelle aziende più grandi, è quello che diminuisce maggiormente rispetto alle varie forme di lavoro non dipendente.

In sostanza la crisi (dal verbo greco krinõ : scegliere, decidere) impone delle scelte, la ricerca di nuove strade. Se sinora si è parlato di “ricerca del lavoro” bisogna ampliare la prospettiva ed affiancare a “cercare” anche “immaginare-inventare-intraprendere” un lavoro.

In questa prospettiva gli ingredienti fondamentali diventano:

  •  l’accumulo e la messa a frutto di esperienze formative e lavorative (stages, campi di lavoro, servizio civile …) arricchenti
  • un continuo incremento del proprio capitale sociale (la rete di relazioni “gratuite” di fiducia sia con altri giovani che con adulti)
  • esser parte attiva in luoghi ed iniziative di incontro (tempo libero, associazionismo ecc.)
  • seguire e coltivare i propri interessi, le proprie inclinazioni  e passioni
  • unirsi e confrontarsi con chi ha le stesse propensioni (di persona, ma anche sul web)
  • progettare e sperimentare in modo cooperativo.

Un viaggio, un articolo su una rivista, un video, un incontro con una persona nuova, una chiacchierata fra amici può dar vita ad un’intuizione, ad un progetto. Talvolta basta il coraggio a dargli gambe per intraprendere un percorso lavorativo pieno di possibilità.

È sufficiente tutto questo per invertire il trend della disoccupazione giovanile? Certamente no!

Il mondo adulto e in particolare i decisori politici devono fare la loro parte. Ma su questo ho intenzione di soffermarmi in un prossimo post.

————-

* Walter Passerini – Antonella Galletta, Ricomincio da me. Dal lavoro dipendente al lavoro intraprendente, Etas, Milano 2008

LINK di riferimento

La prima video inchiesta (2011)

Precarietà

Innovazione

Fuga

La seconda video inchiesta (2012)

Settori: Futuro sostenibile, Qui scuola, Tutoring, Verso un turismo differente

Video: http://www.youtube.com/watch?v=H97seXvRoh0

Backstage (2011 e 2012): http://www.youtube.com/watch?v=0V6KtrV1a7o

Il servizio del Tg di VCO azzurra TV : http://www.youtube.com/watch?v=RDHPl5kHrpI

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