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122 femminicidi nel 2012. Quanti nel 2013?

6 febbraio 2013

Apro nel blog una sezione Violenze di genere ripubblicando una nota postata il 30 dicembre scorso sulla mia pagina facebook*, con lo scopo riprendere e allargare il discorso.

I femminicidi sono drammaticamente continuati in questo inizio del 2013 e la riflessione, che pure si è allargata, non mi pare ancora all’altezza di una presa di coscienza collettiva.

Nei prossimi giorni, con l’autorizzazione degli interessati, pubblicherò qui alcuni dei commenti e delle riflessioni pervenutemi.

 

Il parroco di Lerici

VOLANTINO FEMMINICIDIO:PRETE,MOSTRARSI NUDA E'VIOLENZA DONNA

La squallida vicenda del parroco di Lerici don Piero Corsi, che con suo volantino accusa le donne per il loro comportamento di essere la causa prima del femminicidio, ha prodotto un duplice e positivo effetto boomerang.

Da un lato – uscite rapidamente fuori scena le spiegazioni rassicuranti del tipo “È un caso isolato”,  “È un folle”, “Cose così non le pensa più nessuno nemmeno nella Chiesa” … – l’episodio ha messo in luce la presenza di un’area di cattolicesimo conservatore di cui il sito “Pontifex Roma”, gestito dal giornalista ed avvocato Bruno Volpe, è una delle non poche espressioni.

E, su questo sito, l’editoriale odierno del suo gestore si esprime con una difesa “senza se e senza ma” dell’operato del parroco: “E se il “femminicidio” fosse un segnale di Dio stanco della immoralità dilagante? Don Corsi? Santo Subito”. Contiene poi vari interventi a sostegno di don Corsi, tra cui quello immancabile di Borghezio (“La chiesa troppo debole  … La lega pronta a difendere don Corsi”) e quello del mons. Giacomo Babini, vescovo di Grosseto – ultraconservatore noto per i suoi attacchi all’omosessualità ecc. – che conclude la sua apologia di don Piero in questo modo “Con questa storia della libertà e della indipendenza, le donne hanno esagerato.” Espressione quest’ultima che spesso la si ritrova in bocca a conservatori non necessariamente cattolici o leghisti (quelli stessi che organizzano miss Padania), ma magari anche tra quelli che si autodefiniscono liberali e/o socialisti e talora anche comunisti.

È allora il tempo di una profonda battaglia culturale di laici (e di cattolici) nei confronti di una cultura conservatrice che ripudia la l’autonomia e la libertà delle donne e la femminilità in quanto tale; cultura ben più diffusa – dentro e fuori il cattolicesimo – dello spazio angusto di una parrocchiale di Lerici.

Proprio oggi il manifesto riporta un divertito contributo di Alessandro Portelli (“Compagna Marilynhttp://www.esserecomunisti.it/?p=52751) che ricostruisce la vicenda della Monroe sorvegliata dall’FBI in quanto considerata comunista o perlomeno “compagna di strada” dei comunisti: “avere paura di Marilyn significa avere paura di tutto quello che lei rappresenta, avere paura della bellezza, del gioco, della leggerezza, della seduzione”. La diffidenza, mista di astio e di paura, nei confronti della espressione libera della femminilità non ha confini.

122 vittime

Ma l’effetto boomerang principale mi pare quello di aver riportato alla luce la questione del femminicidio e della violenza di genere.

Quando il 17 ottobre scorso Telefono Rosa fece squillare l’allarme dei cento femminicidi dall’inizio dell’anno, la questione ebbe una certa risonanza mediatica e non mancarono riflessioni anche da parte maschile (ricordo quella di Adriano Sofri sulla sua pagina facebook). Ma poi è calato il silenzio.

In questi ultimi due mesi altre 22 donne sono state uccise (e spero che il lugubre contatore si fermi qui) passando pressoché sotto silenzio e con ben poche denuncie e riflessioni femminili o maschili.

In India oggi un intero paese si mobilita per la morte in seguito a stupro di una studentessa di 23 anni. Da noi le oltre 20 uccisioni in due mesi non hanno di fatto provocato reazioni.

India-proteste-anti-stupro-afp

Ed allora quel volantino affisso sulla bacheca della parrocchiale di San Terenzio in Lerici suona come campanello d’allarme ed interroga tutti noi. Dove eravamo?

Femminicidio questione maschile

Centoventidue donne dall’inizio dell’anno.
Riprendo alcune mie precedenti considerazioni.

Innanzitutto penso che il femminicidio debba diventare un problema di noi maschi, un interrogarci su cosa intendiamo per amore, passione ma anche libertà e dignità. Nel senso che un legame che privi della libertà l’altro (l’altra nello specifico), che si impone come costrizione, che non osi rimettersi in gioco giorno per giorno mi pare nascere da una  ben misera considerazione di sé. Direi una mancanza di dignità personale.

A tutti quelli che pensano che esser “uomini” significhi aver instaurato un rapporto di proprietà e di dominio con le donne (è il primo passo, come sottolineava Adriano Sofri, che può portare all’estremo atto di dominio, l’omicidio) dobbiamo incominciare da subito a dire pubblicamente a voce alta “Siete uomini senza dignità!

Il primo passo è allora quello di dar vita ad una sempre più estesa esecrazione non solo “pubblica”, ma “di genere” che sommerga di vergogna quello che normalmente è chiamato “maschilismo” ma che preferirei chiamare “infantilismo sentimentale di maschi senza dignità”, di esseri incapaci di rappresentarsi sulla scena pubblica se non come conquistatori e dominatori, in sostanza privi di valore in se stessi.

Occorre insomma rovesciare “l’orgoglio maschilista” in vergogna e discredito contrapponendogli l’orgoglio di uomini liberi e, in quanto tali, in grado di liberamente rapportarsi a donne libere.

È una battaglia lunga, da condurre quotidianamente con le parole e con gli scritti; ma penso sia doveroso e non rimandabile non solo per il ripudio della violenza ma anche per poter affermare una nostra dignità di genere.

Vi è poi un secondo percorso per certi versi più complesso e difficile e ancor tutto da iniziare.

Sinora la riflessione sul femminicidio e sulle sue cause è stata realizzata solo da parte femminile – in calce segnalo i link a quei siti e a quelle riflessioni che mi sono serviti maggiormente ad affrontare il problema – in quanto quelle poche voci maschili che ho trovato decisamente non mi son sembrate né significative né approfondite (rifiuto generico della violenza, rispetto della persona, uguaglianza dei generi ecc.).

uomo allo specchio 1

Quella che mi sembra del tutto mancare è una riflessione dal di dentro di noi maschi, uno sguardo di genere (maschile) in grado di scandagliare nei nostri vissuti interrogandoci su quale può essere oggi, in questa società dove la libertà individuale di uomini e donne sembrerebbe un dato acquisito, il percorso (o i percorsi) che potrebbe fare di ognuno di noi, a partire una normale relazione con una donna, un potenziale femminicida (e prima ancora un dominatore ed un violento).

Non basta – anzi penso sia ipocrita – dire “Io non lo farei mai”!

___________

Di seguito alcuni link a siti e riflessioni femminili sul femminicidio:

* http://www.facebook.com/notes/gianmaria-ottolini/122-femminicidi-nel-2012-quanti-nel-2013/10150256995179997

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